Lezioni di Storia

Di Marco Cefalà il 24 maggio | ore 17 : 26 PM


Era l’ Ottobre del 2008, negli USA, ad un passo dalle Presidenziali ed il mondo intero osservava con il fiato sospeso la sfida del secolo: il senatore nero dell’ Illinois, Barack Obama, democratico, contro il senatore dell’ Arizona, John McCain, repubblicano. In un clima elettorale tutt’altro che disteso, con i sondaggi sfavorevoli ai repubblicani, Sarah Palin in una delle innumerevoli conferenze tenute dai candidati, davanti alla folla riunità affermo:

“Our opponent… is someone who sees America as imperfect enough to pal around with terrorist who target their own country”

(il nostro avversario è uno che considera l’america abbastanza imperfetta da stringere amicizia con i terroristi che colpiscono il loro stesso paese)

E mentre i repubblicani continuavano a scendere nei sondaggi, alimentavano contemporaneamente la campagna di paura e d’odio intorno a Barack Obama.

Campagna che portò, i più disinformati sostenitori McCain-Palin ad urlare cose tipo: “tagliategli la testa”, “è un Arabo”, “non possiamo credergli”, “Abbiamo paura all’idea che possa andare alla Casa Bianca”.
(ed anche da casa nostra l’On. Ministro Gasparri diceva : “Con Obama alla casa bianca, forse Al Quaeda è più contenta”).

Ma proprio in uno di questi meeting, il candidato McCain si sentì in dovere, visto il taglio decisamente poco politico che stava prendendo tutta la vicenda, di interrompere una sua elettrice spiegandole che Obama era un brav’uomo, un buon padre di famiglia con cui però era in disaccordo su temi politici fondamentali, fulcro principale della sua campagna elettorale.

Obama non fu ovviamente indifferente al gesto di McCain e colse l’occasione per ricordare che si può essere in disaccordo ed allo stesso tempo rispettosi l’uno dell’ altro. Alla fine dei giochi come ormai sappiamo vinse Obama, e gli elettori statunitensi bocciarono non tanto McCain ma le politiche dei repubblicani.

A distanza di anni, nel nostro piccolo, Letizia Moratti, candidato sindaco per Milano sotto nei sondaggi, tenta una disperata diffamazione ai danni del suo avversario Giuliano Pisapia, accusandolo di essere stato condannato per un furto d’auto, e di essere un estremista in combutta con i terroristi.

E, sempre nel nostro piccolo, ci si aspetta, memori di John McCain, che qualcuno difenda la reputazione di Pisapia, o quantomeno si scusi. Ma invece, dal loro piccolo, si cavalca l’onda della diffamazione, in una campagna che di politico ormai non ha più nulla, che anzichè cercare di abbassare i toni e concentrarsi sulle questioni politiche, si scaglia contro tutto e tutti, proprio come se volessero dire ad Obama che aveva torto marcio: non si può essere in disaccordo e contemporaneamente rispettarsi l’un l’ altro.

Una campagna che vuole una Milano/Stalingrado infestata da incubi di tutti i tipi. Incubi che minacciano non solo Milano ma che, se dovesse vincere il Male, invaderebbero un’ Italia che si ritroverebbe piena di zingari, islamici, comunisti,  extracomunitari, culattoni, e forse anche alti, capelloni, che non raccontano barzellette o balle.

Viceversa , , , , , ,

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