Lezioni di democrazia: no, we can’t
Di Ennio Emanuele Piano il 4 gennaio | ore 13 : 55 PM
Non amiamo particolarmente i commentatori italiani (ed europei) che pretendono di dover (ma anche solo di poter) insegnare agli elettori americani “come comportarsi”, ovvero chi, come e quando votare. Non amiamo quelli “di sinistra” che applicano agli Stati Uniti gli standard europei di “destra” e “sinistra” e che vorrebbero tanto un Presidente americano social democratico, dimenticandosi che la socialdemocrazia è stimata quale “unAmerican” e contraria ai principi stessi della costituzione e della dichiarazione d’indipendenza del 1776. Paradossalmente, sono pure un po’ ridicoli i commentatori “moderati” o di destra, che si mettono a disquisire sulla sanità mentale dei candidati (specialmente quelli repubblicani) alla Presidenza tutti più o meno “fanatici”, “estremisti”, “fondamentalisti” eccetera, e che finiscono per indicare quale candidato migliore uno che non arriva all’un per cento dei consensi (il riferimento, naturalmente è a Jon Huntsman). Questa posizione deriva da un forte pregiudizio antiamericano, che vede negli statunitensi dei trogloditi (o poco più), scarsamente istruiti, ignoranti, imbecilli, pecorari e così via, non all’altezza di noi nobilissimi europei.
E’ bene sgomberare il campo da queste sciocchezze. Non si vuole negare il fatto che l’America sia un Paese con un forte senso religioso, anzi. La questione è sul tipo di religiosità degli americani e sul rapporto tra religione ed istituzioni laiche. La separazione, in quest’ultimo caso, è, notoriamente, netta. Lo stesso non può dirsi, ad esempio, per la Gran Bretagna, dove il capo di Stato è anche leader religioso ed il Primo Minsitro deve essere anglicano (Blair infatti rese pubblica la propria conversione al cattolicesimo solo dopo aver lasciato il numero 10 di Dowining Street). Ancora. Lo stesso non può dirsi dell’Italia, ove vive un regime di concordato con la Chiesa Cattolica che fu a suo tempo promosso da Mussolini e difeso poi da Togliatti (certo non due campioni di democrazia e libertà), ed in cui un Governatore di Regione (il Presidente Rossi) per opporsi alla liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi chiama in causa la chiesa di “far sentire la sua voce” (il che, detto da un ex comunista farebbe sorridere, se non che abbiamo già citato il caso di Togliatti, padre nobile della scuola politica dell’onorevole Rossi).
Prima di poter mettersi a giudicare gagliardamente i politici altrui, sarebbe bene dare poi una sguardo in casa propria: va bene criticare i candidati repubblicani, tutto legittimo, Ron Paul dice delle enormità su Al Qaeda e Mossad, Perry pare inadeguato, così come lo era Cain, e così via. Ma giova ricordare che noi abbiamo avuto come presidenti del Consiglio politici accusati di intrattenere decennali rapporti con la mafia, professori che sostengono (senza timor di smentita) di aver ricevuto indicazioni sulla posizione di Aldo Moro, rapito dalle BR, durante una seduta spiritica (!), un bugiardo impenitente e “piazzista di se stesso” del calibro di Silvio Berlusconi.
Gli Stati Uniti possono vantare una plurisecolare cultura politica rispetto alla quale la vecchia europa (e l’Italia in particolare) dovrebbe togliersi il capello. Non mi pare che ci si possa vantare di personalità come i Jefferson, i Washington, i Lincoln, i Coolidge, i Roosevelt, i Mellon, i Kennedy, i Goldwater, gli Eisenhower, i Reagan e persino gli Obama. Gli americani hanno sempre o quasi fatto la scelta migliore, quando commettono un errore (come nel 1976, con Jimmy Carter) ci pensano da soli a mettere le cose a posto, senza bisogno di ramanzine da parte di chi proprio non può permettersele.
Related Posts
-
23 February at 18 : 31 PM 0
Il futuro poco roseo dell'economia cinese









Frank77, 4 meses fa
D’accordo sulla critica ai maestrini che pretendono d’insegnare agli altri chi votare,ma non mi pare proprio che in Europa abbiamo avuto una classe politica inferiore a quell’Americana.