Le nuove frontiere della pet therapy: foche e leoni marini contro l’autismo
Di Marco Pesino il 15 maggio | ore 09 : 12 AM
Che la pet therapy possa effettivamente costituire una cura efficace per alcuni disturbi della disabilità, specialmente in tenera età, è cosa risaputa. Il principio fondante della teoria è che suscitare nel piccolo una grande emozione può aiutarlo ad uscire dal buio e a rapportarsi con l’esterno. Partendo da questo importante presupposto l’Ospedale San Carlo Nancy e lo Zoomarine Roma (il parco marino di Torvaianica) hanno scelto di sperimentare assieme un percorso di terapia assistita alla Baia dei Pinnipedi, l’area zoologica del parco.
Nella baia si contano 13 esemplari di foche e leoni marini, con i quali far interagire bambini di età compresa tra gli 8 e i 14 anni affetti da autismo in tutte le sue forme. In una nota diffusa per presentare e descrivere il progetto, gli ideatori spiegano che “se il soggetto autistico tende a chiudersi in se stesso, il contatto con animali che ai suoi occhi appaiono stupefacenti può aiutarlo ad uscire dall’isolamento“.
E così, come foche e leoni marini vivono una parte della propria esistenza immersi nelle acque gelide dei mari polari per poi riemergere, così il bambino autistico può, grazie al contatto con gli animali, “riuscire ad emergere dal proprio mondo sommerso, facendo affiorare una nuova capacità relazionale“.
Il progetto verrà presentato sabato 15 maggio a Roma durante la sessione di per therapy del Congresso nazionale sulle cefalee in età evolutiva.
Eppure non è soltanto l’autismo ad essere oggetto di cura tramite l’interazione e il rapporto stretto tra uomo e animale. Anche l’Alzheimer rientra nella lista dei disturbi che possono essere combattuti con terapie non farmacologiche, ma l’elenco è davvero lungo.
D’altronde fu nel 1960 che Boris Levinson espose le sue teorie su benefici della compagnia degli animali. Non solo foche o leoni marini, ma anche cani e gatti possono curare ansia e combattere stress e depressione.
Insomma, nuove speranze per i malati di Alzheimer o affetti da disabilità e autismo. La pet therapy costituisce senza ombra di dubbio un possibile ed efficace aiuto. Oltre che una speranza.
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