Le banche preparano un “piano B” in caso di crollo dell’euro?
Un editoriale del New York Times solleva un velo: alcune banche starebbero preparando un “piano B” in caso di fallimento dell’euro.
Di Andrea Bosio il 27 novembre | ore 10 : 50 AM
La moneta unica dell’Unione Europea vacilla da mesi e il principale quotidiano d’oltreoceano disegna la situazione dei principali istituti di credito del nostro continente, segnalando progetti discreti e sussurrati che in questi giorni circolano ai piani alti.
Le parole di Angela Merkel – “non potrà mai accadere” – non sembrano più in grado di tranquillizzare e non sono credute fino in fondo. Come racconta chiaramente l’editoriale “i principali istituti finanziari britannici, come Royal Bank of Scotland, stanno predisponendo piani di emergenza nel caso l’impensabile viri verso la realtà”. Analogamente molte agenzie statunitensi stanno diramando avvertimenti, affinché le banche riducano l’esposizione alla zona euro. Nessuno può più ignorare la possibilità che alcuni stati oggi coinvolti nell’euro abbandonino – o siano costretti ad abbandonare – la moneta unica.
Eppure gli osservatori politici ritengono improbabile, quasi assurdo, che anche un solo paese, fosse pure la Grecia, lasci la zona euro. I paesi della moneta unica sono fortemente correlati e nessuno può prevedere con accuratezza cosa accadrebbe in caso di uscite, anche singole; come all’indomani del fallimento del colosso del credito americano Lehman Brothers, è impossibile immaginare il panorama a cui assisteremmo dopo una simile catastrofe. L’impressione che si ricava da tutti gli enti coinvolti è riassunta con efficacia proprio dal NYT: un vero “vaso di Pandora” da non scoperchiare assolutamente.
Il succedersi di downgrade, gli ultimi a opera di Standard & Poor’s sul Portogallo, sembrano essere un sintomo di un malessere ben più esteso; molti gli osservatori che percepiscono pericoli anche nei confronti degli stati fin’ora più solidi, Francia e Germania in testa. Secondo un analista del gruppo Nomura “la crisi finanziaria della zona euro è entrata in una fase ancora più pericolosa”; gli esperti bancari ritengono che la crisi possa espandersi anche agli istituti di credito più saldi, e sono citati anche UniCredit e Intesa Sanpaolo. La vulnerabilità della moneta, infatti, si traduce facilmente in una vulnerabilità letale per le banche che su questa moneta hanno investito e capitalizzato.
Quel che rimane dalla lettura dell’editoriale è che molti si stiano preparando davvero ad abbandonare una nave che potrebbe affondare o, quantomeno, a prepararsi nell’eventualità che l’iceberg apra veramente una falla non richiudibile.
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