L’articolo 8 della manovra aggira lo Statuto dei Lavoratori?

Dubbi sulla manovra bis. Il ddl potrebbe depotenziare i sindacati e fiaccare il potere contrattuale dei lavoratori

Di Luciano Izzo il 5 settembre | ore 15 : 58 PM


La Commissione Bilancio del Senato ha approvato un emendamento alla manovra bis presentato dall’on. Azzollini. L’emendamento va ad integrare l’art. 8 del disegno di legge. In proposito, la Cgil di Susanna Camusso ha parlato di una integrazione «da stralciare» perché violerebbe la Costituzione negando il principio fondamentale dell’uguaglianza dei lavoratori. Ma in concreto che avviene?

LICENZIAMENTI – L’oggetto del contendere è, in realtà, l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, da anni al centro di un puntuale gioco del tiro alla fune tra chi ne vorrebbe l’abrogazione pressoché totale (se non nella forma, negli effetti) e chi ne pretende la rigidità assoluta. L’art. 8, in sé e tanto più con l’aggiunta dell’emendamento Azzollini, rappresenterebbe infatti un modo per aggirare lo Statuto dei Lavoratori, e nello specifico, secondo le “accuse”, servirebbe a rendere inefficace l’attuale normativa che penalizza con decisione le aziende che licenziano senza giusta causa. Vediamo come.

FORMA E SOSTANZA – Preso testuale, l’art. 8 del ddl non contiene alcuna apertura nei confronti dei licenziamenti senza giusta causa. In altre parole, stando soltanto al senso letterale della manovra bis, poco o nulla cambia. Tuttavia, la sostanza potrebbe essere un po’ diversa, ed è su questo «potrebbe» che si catalizzano tutti i malumori delle opposizioni. La rubrica (il titolo) dell’articolo parla infatti di «sostegno alla contrattazione collettiva di prossimità»: politicamente, si tratta di dare più “potere” alle sezioni locali dei sindacati, più vicine alla base. E questo maggiore spazio decisionale consiste nella possibilità di stipulare all’interno anche di singole aziende accordi in deroga al Ccnl (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro).

DEROGHE – I pro vanno nella direzione di una contrattazione lavorativa più elastica, e quindi potenzialmente in grado di meglio rispondere alle esigenze imposte dalla specifica situazione economica in cui versano il territorio e l’azienda. I  contro, quanto all’art. 8 in generale, stanno nell’importante novità di non poter più derogare al Ccnl solo quando il singolo contratto garantisce un trattamento di maggior favore dei lavoratori, ma anche nell’ipotesi inversa, in cui il singolo contratto limita alcuni diritti affermati dal Ccnl.

OMISSIONI – Si diceva poc’anzi che il testo dell’art. 8 non lancia formalmente alcuna strizzata d’occhio ai licenziamenti facili. In vero, ha suscitato e suscita molti dubbi una circostanza apparentemente di secondo piano. Il secondo comma dell’articolo indica quali siano i casi in cui le intese locali fra sindacati ed aziende possono e non possono agire. Fra le deroghe esplicitamente escluse in merito al tema dei licenziamenti, abbiamo due casi specifici: «il licenziamento discriminatorio e il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio». Un’indicazione precisa in cui risuona l’eco del brocardo per cui «tutto è lecito se non è vietato», e che per questo motivo preoccupa molti.

EFFETTI E CONTROINDICAZIONI – L’idea di dare ai sindacati locali la possibilità di derogare al Ccnl, anche nel senso della limitazione di alcune garanzie, non è di per sé necessariamente un tabù. Non è infatti da escludere a priori che questo provvedimento possa incentivare effettivamente la ripresa economica. Può diventare un tabù, tuttavia, tenendo conto di una non trascurabile circostanza: i sindacati italiani derivano il grosso del loro peso contrattuale dalla loro unità e capillarità, cioè dal fatto di essere sindacati di massa. In quest’ottica, ed allo stato attuale dell’organizzazione sindacale del Paese, dare più potere alle sezioni locali, anche nel senso di una deroga al Ccnl, comporta quasi inevitabilmente un complessivo indebolimento dei sindacati, con conseguente perdita di incisività nella contrattazione futura di condizioni di lavoro più vantaggiose per i rappresentati. È d’altra parte possibile anche che un tale frammentazione stimoli tensioni interne ai sindacati stessi, nel momento in cui le conquiste su scala nazionale vanno a confliggere con le esigenze (vere o presunte che siano) delle realtà locali, dei singoli territori o delle singole aziende. Ne deriva, per quanto ciò non sia prevedibile in maniera deterministica, che il rischio che lo Statuto dei Lavoratori ne esca compromesso è, al netto delle strumentalizzazioni politiche, concreto. Che questo, poi, sia un bene o un male, è compito anche dei lettori valutarlo.

È giusto dare alle rappresentanze sindacali locali il potere di derogare al Ccnl?

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7 Commenti

  1. simone, 8 meses fa Replica

    E’ una vergogna nazionale riprendere in mano l’art. 8-18 (è la stessa cosa) e destabilizzare i lavoratori con contratto indeterminato con potere di licenziare come e quando vogliono. I nostri genitori sono morti per dare a noi la sicurezza di un lavoro stabile e quella testa di c… di Berlusconi con il suo governo di MAGNA-MAGNA ci vuole ridurre in schiavitù. E’ora di finirla con tutte queste menate ed è ora che aumentino le buste paga come dovrebbe essere mettendo gli operai al passo con le altre buste paga europee.

    • Lina, 8 meses fa Replica

      nessun imprenditore è cosi pazzo da voler licenziare un suo partrimonio. il fatto che non possono essere estirpati i cancri delle aziende è il vero problema delle aziende in italia.

      • Giuseppe, 8 meses fa Replica

        Cara Lina, il vero patrimonio dell’imprenditore, a parte quello che nn dichiara, paradossalmente sono i disoccupati, così da poter ricattare i dipendenti: “Se ti sta bene è così, altrimenti ce ne sono 1000 altri che possono prendere il tuo posto”.

        Comunque quando si parla di negare dei diritti agli altri, sarebbe corretto spiegare cosa si fa nella vita. Conoscerà l’espressione di Ricucci, “fare i f*oci con il culo degli altri”.

  2. enzo, 8 meses fa Replica

    Sono in accordo con Simone è giusto che questo Governo si tolga davanti alle p..è ora avrebbe già dovuto dimettersi il P d C,le leggi che sta facendo sono tutte ad personam vuole cambiare l’Italia a suo piacimento a parte che dovrebbe già essere in galera a me mi avrebbero già arrestato lui invece è libero,resta al potere e fa danni,ITALIANI Mandiamolo a fare in c..

  3. Giuseppe, 8 meses fa Replica

    Signor Berlusconi Io sono uno di quelli che vi a dato il voto e a questo punto me ne sto pentendo amaramente perche state modificando larticolo 18 che non centra assolutamente niente nella manovra finanzaria questo vuole dire che vuoi andare contro gli operai e quindi vuol dire che dalle prossime votazioni io ti faro perdere dei voti

    • Giuseppe, 8 meses fa Replica

      Forti sti operai (anche miei omonimi), che in cabina elettorale votano a dx, ma che quando perdono i diritti (o peggio ancora vengono licenziati) rispolverano le bandiere rosse.

  4. anna, 8 meses fa Replica

    non se ne puo piu basta con questa politica – dittatura dovete togliere i contratti atipici invece volete far vacillare anche quei posti rimasti un po più sicuri io sono precaria da 7 anni lavoro solo e come vuole l’azienda sono stata male per la schina ilmio èun lavoro logorante ho dovuto lavorare per tre mesi con 2 punture al giornoi e dolore se mi fermavo mi passava avanti un altra mi sono ripresa quando mi hanno fermato loro ma nessuno si accorto niente perchè il precario non puo avere difetti, ricatti continui per mantenere la precedenza a qualcun altra che entra dopo di te. Quando ci ribelliamo seriamente…..


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