L’addio al calcio di Paolo Maldini
Di aldojr il 26 maggio | ore 21 : 03 PM
Quando un campione appende al chiodo le proverbiali scarpette, è sempre difficile per i suoi tifosi immaginare la squadra del cuore priva del loro idolo. Ma quando il calciatore si chiama Paolo Maldini, il senso di vuoto che lascia la notizia del suo addio al mondo del pallone viene enormemente amplificato dalla consapevolezza che a dire basta è un patrimonio del calcio italiano ed internazionale, uno dei pochi simboli di uno sport da molti anni preda e vittima dell’imperante business televisivo…
Ripercorrere le gesta di una carriera come quella di Maldini è forse un esercizio impossibile, ma qualche dato può essere utile per comprendere la dimensione di questo giocatore. Il suo esordio nel Milan è datato 10 gennaio 1985, all’età di sedici anni: davvero un’altra epoca, in cui esisteva ancora il Muro di Berlino, Gorbaciov portava la perestrojka nell’Unione Sovietica e, per rimanere nell’ambito sportivo, Berlusconi era solo un brillante imprenditore con la passione del calcio e Sacchi un giovane allenatore di belle speranze del Parma.
Da allora, un quarto di secolo sempre e soltanto con la casacca rossonera, lungo 900 partite ufficiali nella squadra milanista (record assoluto, difficilmente superabile nell’era moderna) e una lista di successi davvero unica: sette scudetti, cinque coppe dei campioni, tre coppe intercontinentali e tanto, tanto altro. Altrettanto lunga, benché meno fortunata, la carriera in Nazionale: 126 presenze (neanche a dirlo, un record) fra il 1988 e il 2002, ma mai la soddisfazione di alzare un trofeo al cielo, fra sfortunate spedizioni europee e mondiali chiuse con l’amarezza di successi sfumati dal dischetto del rigore o sul filo del golden goal.
Ma al di là dei trionfi calcistici, ciò che ha sempre colpito in Maldini è stato l’atteggiamento da vero e proprio signore, in campo e fuori. Mai una parola fuori posto, un atteggiamento poco sportivo sul terreno di gioco, con i compagni e gli avversari; una vita privata sempre rimasta tale, in famiglia, lontano dalla mondanità tanto cara a molti suoi colleghi.
Alla fine della stagione, il Milan ritirerà la maglia numero 3, che per cinque lustri è stato sinonimo di discese impetuose sulla fascia, di chiusure impeccabili sugli attaccanti, di eleganza e sicurezza nel palleggio. E tutti gli sportivi, di qualunque fede, si sentiranno inevitabilmente un po’ più soli, sapendo che non vedranno più correre sul campo questo giocatore unico ed eccezionale, che tuttavia ama dire: “Vorrei che di me si parlasse sempre come di una persona normale”. Arrivederci e grazie, capitan Maldini.
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