La Sindrome dell’accoglienza
Di Miriam Pierro il 29 marzo | ore 10 : 12 AM
Non vivo più in Italia, per lavoro, o meglio non trovandone me ne sono andata, come tanti neo laureati che non riuscivano mai ad entrare nei dottorati “blindati” italici.
Continuo a pensare che un giorno tornerò, ma … non riesco più a ritrovarmi con la mentalità.
Guardiamo l’ultimo caso con la Libia. La Francia, alla fine comanda, gli Inglesi a seguito, gli Americani danno l’assenso alla lontana e sostegno strategico. E gli italiani? Ah noi siamo sempre in prima linea per l’accoglienza.
In tutte le missioni, gli italiani fanno sempre l’accoglienza, ospedali da campo e simili. E sì, in fin dei conti si dice, “Italiani brava gente”. Onestamente mi sembra proprio che si soffra a livello governativo e nazionale di una bella “Sindrome dell’accoglienza”.
I Francesi non si sognano minimamente di accogliere migliaia di immigrati sul suolo francese e rovinarsi pure la stagione turistica. Gli Inglesi, poi non ne parliamo, loro sono lontani, perché spostarli in aereo?. I tedeschi sono diventati “pacifisti” c’è sempre tempo per saltare nel treno dei vincitori e dei contratti petroliferi dopo.
Quindi, il caos che se lo tengano gli Italiani, sono bravissimi a dare un piatto di pasta a tutti, e diamine, quello non lo rifiutiamo a nessuno. Prima che si decideranno di chiudere le frontiere all’europea ne avranno incamerati fino al cielo.
Una volta un “collega” straniero mi disse che gli “italiani” della compagnia non erano così “simpatici” che non sembravano neanche “italiani”, evidentemente ci pensava come personaggi da “O Sole mio”; allora il mio consiglio spassionato da italiana all’estero è di essere meno “Simpatici” anche a voi ancora in Italia!
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