La politica non puo’ chiedere sacrifici se prima non dà l’esempio
Di Federico Catani il 27 ottobre | ore 07 : 43 AM
In Italia si torna a parlare di pensioni e il governo traballa. Alla fine si deciderà di non decidere, come al solito, prendendo qualche provvedimento che non cambierà il sistema previdenziale. Di fronte all’ipotesi di innalzare l’età pensionabile Bossi ha indossato subito l’elmetto e imbracciato la baionetta. E Berlusconi difficilmente riuscirà a schiodarlo dalle sue posizioni. Del resto, la Lega è in buona compagnia: una certa opposizione e un certo mondo sindacale sono ferocemente contrari a qualsiasi ipotesi di riforma, tanto che ormai da vent’anni stiamo a discutere sempre dello stesso problema. Tuttavia, il cambiamento è necessario. Non è possibile che nel resto d’Europa si smetta di lavorare a 65, 67, 69 anni e in Italia no. Anche perché, se si continua di questo passo, non solo i giovani possono dire addio alla pensione, ma tutto l’Inps rischia di saltare.
In ogni caso, sarebbe bene che chi è preposto a realizzare le riforme dia il buon esempio. La politica chieda pure i necessari sacrifici ai cittadini, ma almeno deputati e senatori tirino anche la loro di cinghia. I privilegi di cui godono, in tempi come questi, gridano vendetta al cospetto di tutti gli italiani. Sono uno schiaffo a chi suda tutti i santi giorni per portare a casa la pagnotta. Si cominci quindi a tagliare in Parlamento, proprio a partire dalle pensioni degli onorevoli. Il vitalizio destinato ai politici costa allo Stato circa 220 milioni l’anno e ad usufruirne sono ben 2.200 ex parlamentari. Senza contare ovviamente tutti i vari benefits, che riguardano, tanto per dirne alcuni, sanità, trasporti e ristoranti.
Giustamente chi si occupa di politica deve percepire un’indennità, altrimenti potrebbero essere eletti solo i ricchi e questo è scontato in una democrazia degna di questo nome. Ma un conto è la giusta retribuzione per il servizio svolto, altro è l’insieme dei vantaggi e delle agevolazioni che rendono quella dei politici una vera e propria casta, lontana dalla realtà in cui vive la gente. Come osserva Maurizio Belpietro, la pensione ai parlamentari non è necessariamente dovuta, perché chi si dedica a quel compito dovrebbe farlo per il bene comune. Sarebbe doveroso che le Camere pagassero i contributi per la pensione precedente, in modo che gli onorevoli non ci rimettano, ma niente di più. Perché mai deputati e senatori avrebbero il diritto di percepire una duplice pensione, una di parlamentare e una legata all’attività svolta al di fuori del mandato elettivo? E poi perché mai si dovrebbe fare della politica una professione? Ne abbiamo le tasche piene di quei signori che siedono a Montecitorio e a palazzo Madama da decenni!
Conviene ricordare che i nostri rappresentanti sono i più pagati in Europa. Da noi funziona così: a 65 anni (a 60 se si ha alle spalle più di una legislatura) si può far domanda per incassare un vitalizio che varia a seconda dei mandati svolti. Si percepiscono 2.486 euro per 5 anni di Parlamento e 4.973 per 10, fino a sfiorare i 7.460 euro (lordi) come tetto massimo. È pur vero che ogni onorevole versa al Fondo vitalizi della Camera di appartenenza un contributo mensile di 1.006 euro (deducibile dal reddito). Ma tutto sembra proporzionato all’indennità percepita. In Francia i politici prendono solo un quarto dello stipendio degli italiani. Forse sarebbe il caso di rivedere l’intero sistema. Sacrifici? Si, ma per tutti.









mario faioni, 6 meses fa
1- qiali sono i paesi in europa in cui si va a 65 66 69 anni?
-Germania 65 (con possibilita’ di uscire a 60)
-Francia 60
-Lussemburgo 58
-Italia 63 e 66
Contributi germania 20%
contributi francia 19%
contributi italia 33%
Media Pensioni Germania 61,5
Italia 61,1
Francia 58,9
Francia 62 anni nel 2018
Germania 67 anni nel 2029
Italia 41,5 di contributi dal 2013
63 con 36 anni di contributi dal 2013
67,5 prima del 2029
parliamone!
Dino, 6 meses fa
non diciamo baggianate. in belgio si va a 65 anni, cosi come in francia e in inghilterra, spagna e svezia a 67 per non parlare dei paesi scandinavi. solo noi a 60
Gianni Pardo, 6 meses fa
Obietto solo al principio secondo il quale i politici dovrebbero dare l’esempio. Quella professione induce al cinismo, alla slealtà e all’ipocrisia perfino i migliori. No, i politici non devono dare l’esempio della moralità ma della buona amministrazione. Poi, dei loro peccati discuteranno con San Pietro o con Minosse, secondo le diverse fedi.
Per quanto riguarda l’esempio in materia di pensioni, due osservazioni: si tratterebbe di far contenti gli italiani, non di salvare il bilancio dello Stato; e comunque la cosa rimane improbabile perché sono gli stessi parlamentari che dovrebbero votare contro se stessi. E non sono molto bravi, nel dare l’esempio del sacrificio di sé.
Ma tengo soprattutto al primo principio. Mi piacerebbe tanto che i nostri concittadini non dico imparassero a memoria, ma almeno leggessero una volta un famoso testo di Croce, che mi permetto di riportare.
Benedetto Croce
Un’altra manifestazione della volgare inintelligenza circa le cose della politica è la petulante richiesta che si fa della «onestà» nella vita politica. L’ideale che canta nell’anima di tutti gli imbecilli e prende forma nelle non cantate prose delle loro invettive e declamazioni e utopie, è quello di una sorta di areopago, composto di onest’uomini, ai quali dovrebbero affidarsi gli affari del proprio paese. Entrerebbero in quel consesso chimici, fisici, poeti, matematici, medici, padri di famiglia, e via dicendo, che avrebbero tutti per fondamentali requisiti la bontà delle intenzioni e il personale disinteresse, e, insieme con ciò, la conoscenza e l’abilità in qualche ramo dell’attività umana, che non sia peraltro la politica propriamente detta: questa invece dovrebbe, nel suo senso buono, essere la risultante di un incrocio tra l’onestà e la competenza, come si dice, tecnica.
Quale sorta di politica farebbe codesta accolta di onesti uomini tecnici, per fortuna non ci è dato sperimentare, perché non mai la storia ha attuato quell’ideale e nessuna voglia mostra di attuarlo. Tutt’al più, qualche volta, episodicamente, ha per breve tempo fatto salire al potere in quissimile di quelle elette compagnie, o ha messo a capo degli Stati uomini e da tutti amati e venerati per la loro probità e candidezza e ingegno scientifico e dottrina; ma subito poi li ha rovesciati, aggiungendo alle loro alte qualifiche quella, non so se del pari alta, d’inettitudine.
E’ strano (cioè, non è strano, quando si tengano presenti le spiegazioni psicologiche offerte di sopra) che laddove nessuno, quando si tratti di curare i propri malanni o sottoporsi a una operazione chirurgica, chiede un onest’uomo, e neppure un onest’uomo filosofo o scienziato, ma tutti chiedono e cercano e si procurano medici e chirurgi, onesti o disonesti che siano, purché abili in medicina e chirurgia, forniti di occhio clinico e di abilità operatorie, nelle cose della politica si chiedano, invece, non uomini politici, ma onest’uomini, forniti tutt’al più di attitudini d’altra natura.
«Ma che cosa è, dunque, l’onestà politica» – si domanderà. L’onestà politica non è altro che la capacità politica: come l’onestà del medico e del chirurgo è la sua capacità di medico e di chirurgo, che non rovina e assassina la gente con la propria insipienza condita di buone intenzioni e di svariate e teoriche conoscenze. «È questo soltanto? E non dovrà essere egli uomo, per ogni rispetto, incensurabile e stimabile? E la politica potrà essere esercitata da uomini in altri riguardi poco pregevoli?». Obiezione volgare, di quel tale volgo, descritto di sopra. Perché è evidente che le pecche che possa eventualmente avere un uomo fornito di capacità e genio politico, se concernono altre sfere di attività, lo tenderanno in proprio in quelle sfere, ma non già nella politica. Colà lo condanneremo scienziato ignorante, uomo vizioso, cattivo marito, cattivo padre, e simili; a modo stesso che censuriamo, in un poeta giocatore e dissoluto e adultero, il giocatore, il dissoluto e l’adultero, ma non la sua poesia, che è la parte pura della sua anima, e quella in cui di volta in volta si redime.
Si narra del Fox dedito alla crapula e alle dissolutezze, che, poi che fu venuto in fama e grandezza di oratore parlamentare e di capopartito, tentò di mettere regola nella sua vita privata, di diventar morigerato, di astenersi dal frequentare cattivi luoghi; ed ecco che sentì illanguidirsi la vena, infiacchirsi l’energia lottatrice, e non ritrovò quelle forze se non quando tornò alle sue consuetudini.
Che cosa farci? Deplorare, tutt’al più, una così infelice costituzione fisiologica e psicologica, che per operare aveva bisogno di quegli eccitanti o di quegli sfoghi; ma con questo non si è detto nulla contro l’opera politica che il Fox compiè, e, se egli giovò al suo paese, l’Inghilterra ben gli fece largo nella politica, quantunque i padri di famiglia con pari prudenza gli avrebbero dovuto negare le loro figliuole in ispose.
«Ma no (si continuerà obiettando), noi non ci diamo pensiero solo di ciò, ossia della vita privata; ma di quella disonestà privata che corrompe la stessa opera politica, e fa che un uomo politicamente abile tradisca il suo partito o la sua patria; e per questo richiediamo che egli sia anche privatamente ossia integralmente onesto» – Senonché non si riflette che un uomo dotato di genio o capacità politica si lascia corrompere in ogni altra cosa, ma non in quella, perché in quella è la sua passione, il suo amore, la sua gloria, il fine sostanziale della sua vita. Allo stesso modo che il poeta, per vizioso e dissoluto che sia, se è poeta, transigerà su tutto ma non sulla poesia, e non si acconcerà a scrivere brutti versi. Il Mirabeau prendeva bensì danaro dalla corte, ma, servendosi del danaro per i suoi bisogni particolari, si serviva della corte, e insieme dell’Assemblea nazionale, per cercare di attuare in Francia la sua idea di una monarchia costituzionale di tipo inglese, di uno Stato non assolutistico e non demagogico. Vero è che questa disarmonia tra vita propriamente politica e la restante vita pratica non può spingersi tropp’oltre, perché, se non altro, la cattiva reputazione, prodotta dalla seconda, rioperando sulla prima, le frappone poi ostacoli, come il Mirabeau, sospirando, confessava, o l’ipocrisia morale degli avversari può valersene da un’arma avvelenata, come nel caso del Parnell. Ma questo è un altro discorso.
«E se, nonostante l’impulso del suo genio, nonostante l’amore per la propria arte, soggiacerà ai suoi cattivi istinti e farà cattiva politica?».
Allora, il presente discorso è finito, perché siamo rientrati nel caso in cui la disonestà coincide con la cattiva politica, con l’incapacità politica, da qualunque lontano motivo sia prodotta, virtuoso o vizioso, e in qualunque forma si presenti, cioè come incapacità abitudinaria e connaturata, o incapacità intermittente e accidentale. Può, altresì, il poeta geniale, talvolta, per compiacenza o a prezzo, comporre versi senza ispirazione e adulatori; senonché, in quel caso non è più poeta.
B.C.
Aemilius 49, 6 meses fa
A mio avviso, che i nostri onorevoli parlamentari debbano dare, per primi, il buon esempio e’ qualcosa di incontrovertibile, se l’on. Rosy Bindi sara’ costretta a pagare di tasca sua la coiffeuse non sara’ un grave danno per il suo reddito, cosi’ per gli onorevoli ( con o senza baffi, li’ ci vorrebbe, pero’, una sovrattassa…); non concordo invece sullo stato agonizzante dell’INPS e del sistema pensionistico italiano: e’ stato messo , si’, in pericolo dal Governo Prodi, quando concesse la pensione sociale ai parenti degli immigrati, che, una volta ottenutala, se ne ritornavano nei loro paesi, dove, con la nostra pensione sociale ,si vive piu’ che bene ; per i confronti-correzioni che il sig. Dino fa, c’e', secondo me, da dire che non si possono paragonare quei sistemi previdenziali e tenori di vita e sistemi assistenziali in genere a quelli che abbiamo in Italia: in quelle felici contrade non c’e’ l’evasione fiscale spaventosa che abbiamo nel nostro Paese e non ci sono ciechi ,con pensione di invalidita’, che guidano la macchina: non ci dobbiamo dimenticare che lo Stato assistenziale ( o Welfare, se proprio si deve dire diro’!) e’ nato proprio nei Paesi scandinavi, ma lo stanno rivedendo anch’essi.