La più grande polemica dopo il big bang
Di Simona Chiofalo il 15 dicembre | ore 11 : 23 AM
Francesco Pinna, 20 anni, studente-operaio perito al Palasport di Trieste mentre lavorava all’allestimento del palco per il concerto di Jovanotti. Sono state scritte molte cose: che guadagnava 5 euro l’ora, che lavorava con un contratto in nero (notizia rivelatasi poi infondata), che questa morte è stata una sorta di punizione divina dopo le posizioni “anti-clericali” assunte dallo stesso Jovanotti durante lo show di Fiorello, #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend.
Vorrei scrivere qualcosa di diverso. Francesco faceva parte di quei giovani che molti sostengono di conoscere, ma che in realtà non conoscono affatto, che cercano una strada verso il futuro.
Un futuro che nessuno di noi, attualmente, sembra poter avere. Voleva solo mantenersi agli studi senza gravare sulle spalle della propria famiglia, in un momento nel quale ogni nucleo familiare italiano sta vivendo delle difficoltà importanti. E quei 5 euro gli andavano bene anche se stava dietro le quinte, perché per lavorare bene e dimostrare il proprio valore – umano e lavorativo – non si deve per forza stare sotto la luce bianca e talvolta accecante dell’occhio di bue. Tanti di noi vorrebbero trovare un lavoretto per mettere dei soldi da parte, e tanti di noi non trovano nulla, perché ogni giorno che passa l’Italia diventa sempre meno un Paese per giovani. Le aspettative di vita si allungano: 84 anni per le donne e 79 per gli uomini, ma a che pro, se sembra manchino le condizioni per una vita dignitosamente vissuta?
“Francesco è morto per allestire una festa”, ha scritto Jovanotti: questa è l’unica cosa certa. Chissà quando si smetterà di strumentalizzare questi eventi, alla ricerca di inutili sensazionalismi.
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