Arriva la pillola endoscopica

Sarà una valida alternativa alla classica endoscopia?

Di Valentina Cervelli il 27 settembre | ore 22 : 35 PM


L’esame endoscopico, praticato per la diagnosi e la cura di diverse patologie, risulta essere tra i più fastidiosi attualmente esistenti. Sicuramente la vita di un degente ospedaliero con problemi all’apparato digerente migliorerebbe se potesse contare sull’utilizzo di una capsula endoscopica.

Malattie come tumori all’esofago e patologie a carico dell’intestino utilizzano come sistema diagnostico l’endoscopia, che permette, attraverso l’inserimento di una sonda in fibra ottica attraverso l’esofago o il retto, di poter visionare il tratto interessato da vicino attraverso l’utilizzo di una piccola tele camerina posta all’estremità della sonda, e di poter prelevare delle piccole porzioni di tessuto da analizzare.

pillola-endoscopicaNonostante la sua semplicità, l’endoscopia così come la conosciamo ora è un esame fortemente invasivo, per il quale, è talvolta richiesta la sedazione del paziente. In realtà la pillola endoscopica esiste fin dal 1981. Il primo prototipo fu ideato dall’ingegnere israeliano, Gavriel Iddan, il quale ebbe per primo l’idea di costruire un dispositivo in miniatura per rendere meno fastidioso l’esame per i pazienti.

Dopo diverse sperimentazioni sui maiali, la tecnologia venne ceduta agli inglesi che la perfezionarono ulteriormente. Dal 2001, la capsula endoscopiale è stata approvata dalla Food and Drug Administration statunitense e brevettata dalla “Given Imaging, Ltd”. con il nome di Given Diagnostic Imaging System worldwide (M2A).

Negli Stati Uniti il suo utilizzo risulta abbastanza diffuso: grazie alla inesistente invasività (la capsula è creata per sopportare l’attacco dei succhi gastrici ed ha una autonomia di 8 ore che rende fattibile il suo completo passaggio all’interno del corpo fino all’espulsione) ed al ricevitore posto in una cintura sul ventre che funziona da smart card, l’apparecchiatura è in grado di catturare fino a 50mila immagini nell’arco del suo percorso, che verranno poi rielaborate dal computer sotto forma di video.

In Europa la situazione è ben diversa: attualmente solo la Gran Bretagna sfrutta la capsula endoscopica come metodo diagnostico. Gli altri paesi, tra i quali figura anche l’Italia, ne contestano gli altri costi, e l’inutilità in caso di necessità di effettuare prelievi di tessuto.

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Un Commento

  1. Felice Cosentino, 2 annos fa

    La videocapsula sta creando confusione e false aspettative nei pazienti.Molti ci chiedono di effettuare la capsula perchè non voglio sentire “dolore” con l’endoscopia tradizionale. Quando poi si dice che l’esame tradizionale viene eseguito con la sedazione cosciente, e quindi molto sopportabile, e che con la videocapsula non è possibile effettuare prelievi e che l’esplorazione diagnostica non è completa ….. allora il paziente cambia idea. Quindi, è bene parlare di videocapsula e del suo corretto utilizzo (per il piccolo intestino), ma non è corretto far intendere ai pazienti che tale esame non invasivo possa sostituire al momento gastroscopia e colonscopia.
    L’altro problema è che i centri di endoscopia devono capire che gastro e colonscopia devono essere eseguiti in sedazione cosciente. Nel nostro Centro gli esami, così eseguiti, sono ben sopportati dai pazienti nel 99% dei casi.


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