La legge elettorale del 1993

Di higuy il 11 aprile | ore 17 : 13 PM


Dopo la fine della Prima Repubblica, in Italia sorsero molte critiche circa il sistema elettorale fino ad allora vigente, poiché ritenuto causa dell’accentuarsi della partitocrazia a scapito del buon funzionamento del Governo. Per questo il 1993 segnò un momento di “transizione” nel sistema elettorale italiano; infatti, il 4 agosto 1993 il Parlamento approvò la nuova legge elettorale per la Camera dei Deputati e per il Senato della Repubblica con relatore Sergio Mattarella.

La nuova legge elettorale avrebbe dovuto diminuire il numero dei partiti, aumentare la forza parlamentare e di governo a discapito della partitocrazia, ma questi intenti fallirono e il risultato in realtà fu una legge ibrida, né maggioritaria né proporzionale…

La prima novità della riforma condizionò il nuovo sistema elettorale con l’articolo 1 della legge 277/93 che definì il voto come un diritto e non più come obbligo, legittimando quindi anche il non voto.

Venne ridotto il tempo di voto a un solo giorno; circa la presentazione delle candidature, la nuova legge presentò una nuova disposizione ossia, la raccolta di un certo numero di firme dei cittadini della circoscrizione o collegio senza nessuna esenzione per i partiti. Con la legge elettorale del 1993, si stabilirono le norme per l’elezione della Camera dei deputati e per il Senato della Repubblica, norme ancora oggi ancora vigenti e già spiegate nel precedente articolo “Il sistema elettorale in Italia oggi”.

Con questa legge del ’93 è stato messo in risalto il collegamento tra sistema maggioritario e proporzionale, come ad esempio il fatto che un candidato di collegio deve essere collegato ad almeno una lista nella circoscrizione; la stessa legge però ha causato anche molte critiche poiché l’elezione del candidato di collegio determina, per le liste che lo appoggiano a livello uninominale, una perdita di voti ai fini dell’attribuzione proporzionale dei seggi e poi l’aggregazione tra partiti non viene sempre seguita in quanto, i partiti che si aspettano di superare lo sbarramento non hanno interesse ad allearsi a livello proporzionale con altri partiti. Questa legge elettorale non basta a ridurre la frammentazione partitica, ma tende ad aumentarla creando confusione nell’elettore.

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