La Lazio, lo Scudetto e la vittoria “precotta”

L'Inter supera agevolmente una Lazio arrendevole conservando il distacco sulla Roma

Di Nando Di Giovanni il 3 maggio | ore 16 : 53 PM


Forse lo racconteranno ai propri nipoti. Magari neanche loro ci crederanno. Chi la sera del due maggio era all’Olimpico o seduto davanti al televisore potrà dirsi testimone di un episodio che difficilmente non lo farà sorridere. O pensare. Eh, sì perché durante Lazio-Inter, per novanta minuti, il mondo (quello del pallone) ha girato al contrario.

I tifosi della sponda giallorossa del Tevere, De Rossi in primis, si sono ritrovati a sostenere le sorti delle ‟Aquile”: i rappresentanti del cantone biancoceleste che, quest’anno, hanno avuto più le sembianze di polli, si sono ritrovati spettatori non paganti di uno spettacolo ai limiti del tragicomico, in un teatro permeato da un ambiente surreale: si può esultare per una rete subita dall’avversario od inveire contro il proprio portiere perché ha impedito all’avversario di portarsi in vantaggio? Ieri sera sì. Quella che, idealmente, doveva essere una partita combattuta, si è rivelata una trasferta premio per l’armata di Mourinho, sostenuta per tutto l’arco della partita da una bolgia accecata dall’odio per i cugini ‟Lupacchiotti”, tanto da preferire un harakiri da manuale, piuttosto che vedere i concittadini di fede romanista fare festa per le strade della Capitale.

Ed allora l’Inter ringrazia ed incassa i due punti, rendendo vana l’impresa di Totti & Co. in quel di Parma che ha portato i giallorossi in cima alla classifica. Ma solo per ventiquattro ore. La vetta, dunque, si tinge nuovamente di nerazzurro: ora i milanesi sono attesi dalla Finale di Coppa Italia, per poi giocarsi le sue chances scudetto in casa con il Chievo Verona e concludere nella trasferta del Siena (già retrocesso) che porta alla memoria ricordi piuttosto dolci.

Gli uomini di Ranieri, dunque, recitano il ‟mea culpa” dopo l’incredibile scivolone di domenica scorsa con la Sampdoria. Un cammino più impervio rispetto ai rivali ed un ritardo in classifica, seppur di un solo punto, costringono i capitolini a fare la partita sui propri avversari, sperando in uno scivolone che riapra il discorso Scudetto. Ci sono ancora 180 minuti per sperare.

Intanto Cassano e Miccoli, eroi di un calcio lontano dai riflettori mediatici, si caricano sulle spalle, rispettivamente, Sampdoria e Palermo, conducendole alla vittoria su Livorno e Siena (entrambe le toscane retrocedono in Serie B) e preparando il campo per lo scontro diretto del ‟ Renzo Barbera” che deciderà la quarta squadra in griglia che accompagnerà il Milan, assieme ad Inter e Roma, nella prossima Champions League. I doriani hanno un vantaggio di due punti, ma quest’anno i rosanero hanno mietuto vittime eccellenti dinanzi al pubblico amico: sarebbe il modo più affascinante per salutare i propri tifosi per poi rivedersi in Europa.

Nel frattempo il Napoli effettua un nuovo sorpasso sulla Juventus, scavalcandola al sesto posto. Un vantaggio non da poco, se si considera che, con questa posizione di classifica, si evita un anticipo di ben tre settimane sull’inizio della tabella di marcia. I partenopei ballano su note argentine: ‟El Tanque” Denis ed ‟El Pocho” Lavezzi consegnano la vittoria nelle mani di Mazzarri, nonostante un Chievo Verona indomito. Una bella lezione di calcio, quella dei clivensi, i quali si sono battuti sino alla fine, seppur l’obiettivo della salvezza diretta sia stato conquistato da diverse settimane. Così come i gialloblu, festeggiano la salvezza anche i ragazzi di Mihajlovic: il suo Catania viaggia a ritmo serrato ed anche la Juventus è costretta a chinare la testa agli etnei. Poco conta se la vittoria dei rossazzurri al ‟Cibali” (ora ‟Massimino”) manca da 46 anni: sulle pendici del Mongibello si può stappare lo champagne.

Lo stesso destino che attende il Bologna di Colomba che, dopo il rocambolesco pareggio strappato sul campo dell’Atalanta: Valdes fallisce un rigore, ma Guarente segna una rete da favola. Sembra quasi fatta per gli orobici. Ma la contestata espulsione di Pellegrino dà spazio alla rimonta felsinea che si concretizza nel finale grazie ad un’autorete clamorosa di Peluso, il quale mette in rete una palla innocua ‟smanacciata” da Consigli. I cinque punti di ritardo dal quartultimo posto ed un calendario severissimo sembrano delineare l’addio alla massima serie dei bergamaschi dopo una permanenza nella massima serie di otto campionati consecutivi.

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