Join the Revolution

Di Danny Bastioni il 20 maggio | ore 17 : 26 PM


Madrid, Puerta del Sol, questo è l’epicentro della rivoluzione spagnola. Una rivoluzione pacifica, civile ma non per questo meno intensa e intrisa di significato. Studenti, precari e disoccupati, mobilitati sulle principali piattaforme online si sono dati appuntamento nelle maggiori piazze di Spagna per protestare contro una politica sempre più collusa con le banche, schiacciati dalla crisi che ha sconvolto il mondo denunciano una disoccupazione del 21% e, per gli under 25 del 44%. Chiedono una democrazia partecipativa, stanchi del bipolarismo tra Psoe e PP. La protesta è scattata a pochi giorni dalle amministrative che, secondo i sondaggi, dovrebbe sancire una sonora sconfitta per il Psoe del premier Josè Luis Zapatero additato dai giovani spagnoli di Puerta del Sol come “padre dei giri di vite anti-deficit che colpiscono gli strati più deboli della società”. Denunciano come, con l’ingresso dell’euro, le banche abbiano quadruplicato la loro ricchezza a scapito delle classi sociali meno agiate. “Un pane costava 25 pesetas, ora ne vale 100 ” ma, prosegue l’autore del cartellone, “il mio stipendio da cameriere che era di 145mila pesetas è rimasto a 150mila”.

Pedro Gomez, uno dei portavoce del movimento precisa che, per ora, il loro obiettivo è rimaner in piazza fino a domenica -giorno delle amministrative spagnole- poi a decidere “saranno le assemblee”. Dal canto loro i partiti tentano un avvicinamento con gli “indignados”. Izquierda Unida spiega che “si riconosce” nelle motivazioni dei giovani spagnoli. Tomas Gomez, leader a Madrid del partito di Zapatero “capisce” le loro proteste, ma quando ha tentato di farsi vedere a Puerta del Sol gli hanno gentilmente consigliato di evitar di presentarsi.

E in Italia? Anche qui si sta cercando di metter in moto un movimento simile [#italianrevolution è l'hashtag su twitter] e, da stasera, in numerose piazze italiane si riuniranno per protestare contro l’attuale politica del paese. Come si può leggere su uno dei tanti gruppi presenti su facebook “Non si sa ancora cosa sia, ma si sa che è pacifica, è nata su Twitter come le rivoluzioni arabe e non intende fermarsi”. Ma, nel momento in cui scrivo, il movimento italiano sembra decisamente meno corposo di quello spagnolo, quasi snobbato. La speranza, ovviamente, è che anche gli “indignados” italiani, facciano sentire la loro voce in un momento in cui la disoccupazione sfiora il 30% e il potere d’acquisto cala inesorabilmente, rendendo le classi borghesi sempre meno borghesi e le classi povere ancor più povere di quanto già non fossero.

Navigando tra i siti d’informazione italiana non ho trovato molto, i media più importanti sembrano sottovalutare il movimento o, forse, preferiscono evitar di parlarne troppo presi, come al solito, a riempir i loro siti o le loro pagine di insulso gossip, studi su quanto faccia bene far 2 ore di sesso a settimana o parlar del cappellino della principessa di York messo all’asta dopo il matrimonio del principe d’Inghilterra. Insomma, a chi non interesserebbe sapere che quell’aborto dalla forma incomprensibile sta per esser venduto a ventimila euro? O a chi non farebbe piacere sapere che il rapporto tra la Canalis e Clooney par essere in crisi? Queste sono le notizie da dare, altro che Italian Revolution o disoccupazione galoppante.

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3 Commenti

  1. Gatto23, 1 anno fa Replica

    indignazione è il seme della resistenza l’inizio di tutto! ma qui bisogna fare qualcosa in piu che indignarsi. parlo per l’italia

  2. nnabel, 1 anno fa Replica

    sei un grande, spero che l’onda di protesta invada anche il nostro paese in maniera esponenziale

  3. Maria, 1 anno fa Replica

    il vento sta cambiando


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