Israele verso un settembre caldo
Di Ennio Emanuele Piano il 15 luglio | ore 13 : 54 PM
Ieri, 14 luglio, la Lega Araba (su proposta dell’Autorità Nazionale Palestinese) ha deciso che sosterrà la domanda d’adesione alle NAzioni Unite da parte del governo di Ramallah. Lo ha affermato il leader dell’associazione araba Nabil al Arab dopo la riunione dei Paesi mebri tenutasi a Doha. Dopo l’annuncio, il negoziatore palestine Erekat ha fatto appello ad Obama perché appoggi l’iniziativa. Il Presidente americano ha però fatt sapere da diverse settimane che se la proposta dovesse veramente essere formulata al Palazzo di vetro, gli Stati Uniti useranno il diritto al veto in consiglio di sicurezza rendendo così la decisione dell’assemblea plenaria (che dovrebbe essere largamente favorevole) non vincolante.
L’ANP nell’ultimo anno ha lavorato molto nel creare un “partito palestinese” tra le Nazioni Unite, dal fallimento delle trattatibìve cominciate a settembreha ottenuto l’appoggio diplomatico di importanti Paesi sudamericani come Brasile ed Argentina, può contare sul blocco dei Paesi islamici (quasi un quinto del totale), della maggioranza dei Paesi africani, di molti stati asiatici e degli stati comunisti o neo terzomondisti (da Cuba alla Nord Corea, dal Venezuela alla Billorussia). Ultimamente poi s’è detta favorevole pure la Francia, che sta tentando di ricostruirsi un ruolo nello scacchiere mediorientale.
In vista dell’evento (che dovrebbe tenersi in settembre a New York subito dopo “Durban III”) è cominciata una piccola lotta interna all’Unine Europea tra gruppi di pressione avversi: prima c’è stata la lettere dei 25 “ex leader europei” a favore di un impegno UE propalestinese (tra i firmata i Romano Prodi e Giuliano Amato), poi l’11 luglio è stata la volta di 106 parlamentari europei, rappresentanti tutti gli schieramenti, fatta parte l’estrema sinistra, che in una lettera indirizzata all’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, la Baronessa Catherine Ashton, hanno chiesto che l’Unione si ponga contro l’azione unilaterale del Governo Abbas, poiché potrebbe mettere a rischio gli accordi di pace stipulati dalle parti ad Oslo. La soluzione al conflitto Israelo Palestinese, per i firmatari (tra i quali l’ex sindaco di Milano Albertini), non può che passare per colloqui diretti tra le parti, e tesi alla soluzione dei “due popoli, due stati”, nella convinzione che “una dichiarazione unilaterale non porterebbe riconciliazione, non porterebbe stabilità, non porterebbe pace”.
In Israele l’opinione pubblica e la classe politica tutta vedono con grande preoccupazione i mesi a venire, dopo che la primavera araba ha fatto cadere gli unici governi se non amici quanto meno poco avversi, mentre i più vivi nemici sono rimasti in piedi o si sono addirittura rafforzati (come nel caso dell’Iran). Il quotidiano Haaretz, organo non ufficiale della sinistra postsionista israeliana, non solo vede di buon occhio l’autoproclamazione d’indipendenza da parte palestinese, ma ha pure chiesto al governo Nethanyau di “prendere esmpio dal Sudan”. Molti commentatori, israeliani europei ed americani hanno però visto nell’evolversi della questione un pericolo di enorme portata per Israele: se dopo l’approvazione ONU della mozione palestinese l’America dovesse prre il veto, potrebbe riaccendersi la miccia della violenza nel Vicino Oriente con l’inizio da parte di Hamas (che l’ha più volte paventata negli ultimi quattro anni), Hezbollah e probabilmente delle forze islamiste d’Egitto, della “Terza Intifada”.
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