Tutto sui missili lanciati sui due autobus in Israele

Di Paolo Gallazzi il 19 agosto | ore 07 : 45 AM


L’incubo del terrorismo non abbandona Israele. Tre attentati e diversi scontri a fuoco hanno fatto salire la tensione in Medio Oriente: due autobus con turisti a bordo attaccati (anche con armi anti-carro), una pattuglia militare di confine bombardata, spari contro un’auto di civili e notizie (non confermate) di altre azioni. Il bilancio non ufficiale parla di 14 morti e diverse decine di feriti, tra civili, militari ed attentatori.

Ricostruiamo i fatti.
Deserto del Negev, Sud di Israele. Una pattuglia di soldati, in movimento lungo il confine israelo-egiziano viene investita dal lancio di granate di mortaio, mentre secondo una diversa versione sarebbero state fatte saltare delle mine al passaggio dei militari. Non si registrano vittime, ma il bilancio dei feriti è pesante, almeno 25.

Subito dopo un autobus della linea Egged, in viaggio sulla statale 12, che costeggia il confine egiziano, verso la località turistica di Eilat, sul Mar Rosso, è stato raggiunto, mentre si trovava nei pressi di Netafim, da una serie di colpi di armi automatiche. L’autista, ed alcuni testimoni parlano di tre uomini armati di AK-47, travestiti da soldati egiziani (qualcuno ha parlato invece di poliziotti). Anche in questo caso nessuna vittima, ma 5 persone sarebbero rimaste ferite. A borgo anche alcuni militari israeliani in licenza che da Be’er Sheva si stavano recando ad Eilat. Mentre sempre sulla statale 12 anche un’auto, con a bordo alcuni civili in gita diretti ad Eilat, è riuscita a sfuggire ad un attacco simile, presumibilmente degli stessi attentatori.

Il terzo attacco è stato il più devastante. Circa mezz’ora dopo anche un secondo autobus, questa volta sulla statale 90, che corre lungo il confine giordano, ma diretto anch’esso dal Nord del Paese verso il Mar Rosso, è stato preso di mira da un commando che ha colpito il mezzo con armi automatiche ed un razzo RPG (un arma usata per sfondare le corazze dei carri armati), mentre si trovava vicino alla località di Be’er Ora. Immediato lo scontro con una unità delle forze speciali israeliane, accorse sul posto. L’azione ha portato all’uccisione di 7 civili, 3 terroristi (secondo quanto comunicato ufficialmente attraverso Twitter da Ofir Gendelman, portavoce del primo ministro, mentre voci non ufficiali parlano di 7 terroristi uccisi) ed al ferimento di 26 persone.

Lunghi tratti della statale 12 e della statale 90 sono stati immediatamente chiusi al traffico per scongiurare la possibilità di altri attacchi e per permettere all’esercito israeliano di inseguire e dare la caccia agli attentatori. Il capo di stato maggiore, generale Beny Gantz, da Tel Aviv è decollato immediatamente alla volta di Eilat per assumere direttamente il comando delle azioni di perlustrazione che si svolgono in una vasta area del Negev.

Ma chi sono gli attentatori? Il ministro della Difesa israeliano non ha dubbi: “L’origine degli attentati terroristici odierni è Gaza: agiremo contro di loro con tutta la forza e con determinazione”. Mentre da Hamas, attraverso le parole di Ahmed Yussef, dirigente politico, si replica affermando di non credere ad un coinvolgimento di Hamas negli attentati, tuttavia “noi li approviamo, perchè sono stati rivolti contro soldati e sono sopraggiunti in un momento in cui Israele attacca Gaza quasi ogni giorno”.

In effetti l’identità dei terroristi non è stata ancora accertata, così come a quale organizzazione fossero affiliati. Non si è neppure riusciti a stabilire se gli attentati sia opera di un’unica cellula o di più cellule organizzate. Ed anche l’origine degli attentatori non è chiara. Qualcuno tra gli analisti militari sostiene che potrebbero trattarsi di egiziani appartenenti ad una qualche organizzazione fondamentalista. Il Sinai, dopo la caduta del regime di Hosni Mubarak, ha raggiunto un notevole livello di instabilità a causa di un deciso affievolimento delle misure di sicurezza. L’intelligence egiziana ha infatti segnalato di aver bloccato e catturato, martedì, quattro uomini, estremisti islamici, che stavano organizzando un attacco dinamitardo ad un gasdotto, in territorio egiziano, a pochi chilometri dalla zona degli attentati del Negev.
Tuttavia, proprio grazie alla carenza nelle maglie della sicurezza del Sinai, terroristi palestinesi avrebbero potuto infiltrarsi attraverso il confine, con relativa facilità, sfruttando anche l’aiuto di beduini egiziani ed israeliani.

Intanto, generato anche dal clima di incertezza, lo stato di allerta si è diffuso in tutto il Paese. Ci si aspetta una dura reazione da parte di Israele, che ha già risposto con un primo raid su Gaza, provocando la morte di 6 persone. Intanto gli abitanti dei villagi del Negev meridionale hanno ricevuto l’ordine di rimanere confinati nei propri insediamenti fino a che la situazione non si sarà normalizzata e, a Gaza, Hamas ha iniziato lo sgombero dei propri accampamenti militari, in vista di un probabile allargamento dell’offensiva israeliana, mentre i responsabili militari si troverebbero già all’interno dei bunker.

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