In Vaticano la trasparenza non paga

Di Federico Catani il 27 gennaio | ore 10 : 23 AM


La situazione è complicatissima ed intricata, ma il succo appare chiaro. In Vaticano c’è chi si oppone alla pulizia e alla trasparenza. Secondo quanto è stato mostrato dal giornalista Gianluigi Nuzzi nella sua trasmissione “Gli Intoccabili”, in onda mercoledì su La7, lo Stato del Papa, culla del Cattolicesimo, è al centro di gravi scandali interni. Per chi conosce un po’ la storia della Chiesa non c’è purtroppo molto da stupirsi. Fermo restando che la ricostruzione dei fatti svolta dal programma televisivo è stata contestata dalla Sala stampa vaticana per bocca del suo portavoce padre Federico Lombardi, alcuni interrogativi e certe questioni rimangono sul tappeto. Anzi, si ha l’impressione che questa sia stata solo la prima puntata di una vicenda che continuerà a far discutere. A meno che certi ambienti potenti e interessati non dispongano di mettere tutto a tacere.
Delle finanze vaticane si è parlato a lungo, specie negli anni in cui a capo dello Ior c’era quel mons. Marcinkus noto per la sua spregiudicatezza e per i suoi legami con certe lobby più o meno occulte. Bisogna riconoscere però che da quando è stato eletto Benedetto XVI la situazione è cambiata. Il Pontefice regnante ha fortemente sostenuto la linea della trasparenza e del rigore in molti campi, dal problema della pedofilia alle questioni finanziarie. Lo stesso nuovo presidente dello Ior, l’economista Ettore Gotti Tedeschi sembra essere persona retta e affidabile. Tuttavia, il mutamento non è di facile attuazione. Troppi privilegi si sono accumulati e chi li detiene non ha intenzione di rinunciarvi.
Nuzzi ha reso pubbliche le lettere che mons. Carlo Maria Viganò ha inviato al Segretario di Stato vaticano, il cardinal Tarcisio Bertone, e a papa Benedetto XVI l’anno scorso. Il vescovo nel 2009 era stato nominato dal Santo Padre numero due del Governatorato della Città del Vaticano, con il preciso compito di sistemare le questioni economiche. La situazione finanziaria, a detta di mons. Viganò, era disastrosa. Il presule si è trovato di fronte ad un sistema di appalti e corruzione impressionante e si è messo all’opera, risanando il bilancio dello Stato, tanto che se nel 2009 vi era un passivo di circa 8 milioni di euro, nel giro di un anno si è passati ad un attivo di 34 milioni. Basti solo pensare che il presepe allestito in Piazza San Pietro nel 2009 era costato ben 550mila euro, mentre nel 2010 il costo era sceso a 300mila. Evidentemente, con la riduzione dei costi dei lavori, Viganò stava facendo un buon lavoro.
Ma all’improvviso, anche attraverso lettere anonime pubblicate su Il Giornale e provenienti senza dubbio dal Vaticano, iniziò un’operazione di discredito verso il monsignore. Che in effetti, nel giro di pochi mesi, è stato allontanato dalla Santa Sede attraverso la promozione alla prestigiosa nunziatura di Washington. Cosa sia successo di preciso non si sa. Ciò che pare certo è che con la storia della pulizia su appalti e forniture, mons. Viganò aveva scontentato molti. E il Papa, che non è pienamente libero nemmeno in casa sua, forse si è dovuto adeguare. In tutto questo resta da definire il ruolo di Bertone. A che gioco sta giocando il Segretario di Stato? Perché prima era un grande sponsor di Viganò e poi, a quanto risulta, gli si è dimostrato ostile? Sono questioni ancora aperte cui forse qualcuno dovrà dare una risposta. Certamente non si può condannare sic et simpliciter Nuzzi e la sua trasmissione: sarebbe becero clericalismo. E non si può nemmeno affermare che va tutto bene e i problemi non ci sono: sarebbe puro bigottismo. Senza dubbio gli uomini di Chiesa sbagliano, ma ciò non toglie che la verità debba essere appurata e che vada fatta chiarezza. Forse Giovanni Paolo II avrebbe fatto meglio a chiedere perdono per i peccati degli uomini di Chiesa di oggi, piuttosto che di quelli vissuti secoli fa. Magari a questo provvederà Benedetto XVI.

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