Il punto sull’Iran
Di Ennio Emanuele Piano il 30 novembre | ore 20 : 18 PM
Non c’è solo l’annoso problema della bomba atomica, oramai vicinissima, a dover far preoccupare il mondo. L’abbiamo sito martedì mattina, quando un gruppo formato da centinaia di studenti, probabilmente reclutati dalla forza paramilitare dei Bassiji, ha dato l’assalto all’ambasciata britannica di Teheran, costringendo alla fuga ambasciatore e diplomatici, e -ancor più grave- tenendo in ostaggio per poche ore ben otto dipendenti della sede diplomatica di Sua Maestà.
Stamane il Wall Street Journal ha fatto notare come l’evento debba essere ricondotto alla faida interna al regime tra l’area clericale e quella nazionalista, l’una capeggiata dalla guida suprema Khamenei, l’altra dal genero di Ahmadinejad (e sua spalla destra) Mashaei, la quale (quest’ultima) è stata ribattezzata dagli ultraconservatori come “partito della depravazione” e dei deviati. L’attacco all’ambasciata britannica sarebbe stato un colpo del gruppo clericale, voluto da Khamenei che, non è certo un caso, solo lunedì aveva usato parole durissime nei confronti del Regno Unito attaccandolo per la decisione di imporre nuove e più pesanti sanzioni finanziare alla Repubblica Islamica. Il tutto ha così causato un maggiore isolamento internazionale del Paese sciita (persino Cina e Russia hanno avuto da ridire) costringendo Londra e cacciare l’ambasciatore iraniano dal Paese, la Germania a richiamare il suo da Teheran ed anche in Italia il nuovo Ministro degli Affari Esteri Terzi ha convocato il rappresentante iraniano a Roma per avere rassicurazioni sul fatto che fatti del genere non si ripetano.
Ma un altro importante evento è accaduto quest’inizio di settimana in Iran, offuscato dal maggior rilievo dato all’episodio di martedì mattina: lunedì, nei pressi della città di Isfahan, c’è stata una forte esplosione che, secondo fonti israeliane citate dal quotidiano Haaretz, avrebbe causato seri danni ad un impianto di arricchimento dell’Uranio situato all’interno di una base militare delle Guardie della rivoluzione. All’inizio il regime aveva persino negato la circostanza, ma poco dopo le autorità locali sono state costrette ad ammettere un “incidente” che avrebbe causato l’esplosione. Curiosamente è il secondo “incidente” di questo tipo nel giro di soli dieci giorni. Due weekend fa, infatti, un’esplosione ancora più forte (tale da spaccare i vetri delle case di un sobborgo di Teheran) avrebbe coinvolto un altro sito “sospetto”, causando la morte di un altissimo ufficiale dei Pasdaran, Moghaddan, e di un suo ospite arrivato dritto dritto dalla Korea del Nord.
Secondo l’opinionista del New York Times Roger Cohen questi sarebbero i segni di una guerra silenziosa mossa da Obama e Netanyahu contro il regime dei Mullah, tesi che l’esperto di Iran (e di Machiavelli, e del fascismo) Michael Ledeen ha rifiutato in quanto poco attendibile: a causare questi misteriosi incidenti infatti sarebbe stata l’opposizione iraniana la quale “più forte di quanto non si creda”, tanto da poter contare su suoi uomini fin tra le file del regime.
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