Il nuovo Manifesto dei cattolici e il centrosinistra

Di Massimo Marini il 18 luglio | ore 10 : 58 AM


Se non fosse che la scena negli ultimi tempi è tutta, e giustamente, per la manovra e tutto ciò che ne consegue, probabilmente se ne sarebbe parlato di più dell’incontro che domani, a Roma, vede riunite le principali sigle dell’associazionismo cattolico italiano – Focolarini, Movimento cristiano dei lavoratori, ACLI, Compagnia delle opere, tanto per citarne qualcuna.

Presenteranno il “Manifesto per la buona politica e per il bene comune”, e dando un’occhiata alla lista dei personaggi che hanno partecipato alle riunioni preparatorie – gente del calibro di Bonanni, Cesa, Buttiglione, Fioroni, Pisanu, Pezzotta, Binetti – verrebbe da pensare, e alcuni commentatori lo hanno pure teorizzato, che ci troviamo alla vigilia di una rinascita della fu Democrazia Cristiana.

Non sarà così, probabilmente malgrado la volontà di qualcuno dei protagonisti degli incontri, tutti avvenuti pare con la regia diretta del Vaticano. Il che mi pare anche ovvio, la regia vaticana dico, al di là delle ridicole obiezioni tirate fuori da qualcuno per il fatto che il Vaticano è formalmente uno Stato sovrano straniero. Non ci sarà nessuna rifondazione comunque: prima di tutto perché ogni tentativo di terzo polo è sempre fallito miseramente; in secondo luogo perché al proporzionale non si tornerà mai; ma soprattutto perché chi questa iniziativa dovrebbe sorreggere, ovvero le sigle dell’associazionismo e of course il grande V, sanno perfettamente che la strada da seguire non è quella di un partitino di nicchia, una riserva indiana che non arriva al 10%, totalmente inadatto ad incidere concretamente sulla vita politica del Paese.

L’obiettivo è semmai strutturare un manifesto di riferimento appunto, univoco, stella polare dei politici cattolici impegnati nei diversi partiti e nei diversi schieramenti: forum, incontri, pubblicazioni, per organizzare e far conoscere il punto di vista cattolico non soltanto sui soliti temi noti, e controversi, ma anche su aspetti più popolari quali la lotta alla povertà e la dignità nel lavoro.

Il manifesto che verrà fuori dall’incontro di domani dovrà essere studiato e guardato con molto rispetto anche dal centrosinistra, perché la vera forza di un’alternativa credibile passa inevitabilmente dalla capacità inclusiva e dalla volontà reale di far sentire a proprio agio politici ma soprattutto cittadini elettori (davvero) cattolici. Il che non significa, va da sé, che tutte le istanze dei c.d. centristi debbano essere accolte, è naturale, ma nemmeno devono essere pregiudizialmente aggredite con la solita veemenza di certa sinistra resistente pseudolaica. Perché se è vero che ci sono i politici pseudocattolici, è altrettanto vero che ci sono pure quelli pseudolaici – ovvero semplicemente anticlericali, che è tutta un’altra cosa.

Dunque, per come la vedo io, il modo in cui il mondo cattolico ha scelto di muoversi nei confronti della politica in Italia è assolutamente positivo e costruttivo: sì alle indicazioni di massima sui diversi temi – con anche approfondimenti e studi; no ad un partito oramai fuori dalla storia. Ora sta allo spessore della classe politica riformista, cattolica e non, raccogliere la sfida e rilanciare. E se magari viene un tanticchia di sconforto nel leggere qualche nome dei protagonisti politici del nuovo manifesto, pazienza, passeranno loro, le loro nostalgie e i loro opportunismi, magari grazie anche, nel csx, alle primarie – ma il metodo, corretto, deve rimanere.

Amici Miei ,

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