Il governo Scilipoti
Di Paolo Gallazzi il 8 maggio | ore 18 : 57 PM
Alla fine Napolitano non regge. Dopo aver firmato giovedì la nomina degli ultimi nove sottosegretari, fa pervenire una nota: “Sono entrati a far parte del Governo esponenti di Gruppi parlamentari diversi rispetto alle componenti della coalizione che si è presentata alle elezioni politiche” per questo motivo il Parlamento deve valutare “le novità intervenute nella maggioranza che sostiene il Governo.”
Berlusconi si mostra sorpreso: “Io ho il diritto di nominare i sottosegretari, lo prevede la legge. Non devo rendere conto a nessuno.” Cittadini italiani a parte, aggiungiamo noi. Ma per quale motivo Napolitano si dimostra perplesso di fronte al nuovo rimpasto? Perché sono entrati a far parte dell’esecutivo deputati e senatori eletti tra le fila dell’opposizione.
Ma vediamo di capire esattamente quello che sta succedendo. Innanzitutto, a che cosa servono i sottosegretari? La loro funzione è quella di coadiuvare un ministro, esercitando specifici compiti che vengono loro delegati. I nove neoeletti, in particolare, andranno a rinforzare il governo nei ministeri “chiave” di Ambiente, Welfare, Agricoltura, Beni Culturali, Economia, Sviluppo Economico ed Infrastrutture. Se avete fatto i conti noterete che ci sono nove sottosegretari per sette ministeri. Economia e Sviluppo Economico necessitano infatti di un doppio supporto. Tempi di crisi.
Tuttavia non è ancora chiara la necessità di tali “rinforzi”, dato che finora nessuno dei nuovi membri del governo ha ricevuto alcuna delega. Risulta evidente, quindi, che le motivazioni vanno cercate altrove. Magari in Parlamento. Emblematiche le parole di Luca Bellotti, nuovo sottosegretario al Welfare, che in attesa di ricevere un incarico ufficiale risponde così alla domanda di un giornalista: “Che le devo dire? Darò una mano.”
Se i sottosegretari non ricevono deleghe che cosa fanno? Un po’ di rappresentanza, presumibilmente. E questa rappresentanza quanto ci costa? Facciamo un po’ di conti. Per prima cosa l’indennità del sottosegretario che, essendo anche parlamentare, è in questo caso di poco superiore ai 40.000 euro l’anno. Poi i costi relativi alla struttura necessaria al sottosegretario per poter svolgere il proprio lavoro: un capo di gabinetto ( circa 160.000 euro all’anno), un ufficio stampa e personale amministrativo (80.000 euro l’anno), auto blu con due autisti (72.000 euro). Per un totale di 352.000 euro. Se poi moltiplichiamo il tutto per nove otteniamo 3.168.000 euro spesi ogni anno. Questo è il prezzo che noi pagheremo per mantenere la maggioranza in Parlamento e permettere al Governo di sopravvivere.
Non è necessario essere un analista politico per rendersi conto che queste nomine non sono altro che la contropartita in cambio del sostegno in favore del Governo da parte del gruppo dei Responsabili guidati da Scilipoti. Potremmo anzi dire che si tratta di un’affermazione scontata. Lo si sapeva già. Ed è sconsolante notare quanto ormai siamo abituati al malgoverno ed ai giochi di potere. Tanto da esserne divenuti immuni per sdegno e sconcerto.
Una democrazia svenduta alla luce del sole, nel silenzio dell’opposizione e nell’indifferenza della base. Poltrone e strutture di potere create da chi governa al solo scopo di “pagare” i propri debiti parlamentari. Ma, purtroppo per noi, la lista dei creditori è ancora lunga. E tutti affamati.
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