Il giudice Eroe

Di Alessandro Olivieri il 19 luglio | ore 13 : 29 PM


Oggi ricorre l’anniversario della morte del giudice Paolo Borsellino. Fu ucciso vigliaccamente nell’attentato di via d’Amelio a Palermo, insieme agli agenti sua scorta, pochi mesi dopo che perse la vita, sempre per mano mafiosa, l’altro baluardo del “pool anti-mafia”, suo amico e collega Giovanni Falcone.

Non è una esagerazione attribuire il titolo di eroe a Paolo Borsellino e nelle prossime righe vi spieghero’ perché.

Dal 1986, anno della sua nomina a Procuratore della Repubblica di Marsala, Paolo Borsellino si rese protagonista di pu’ di 400 arresti per reati di mafia, i quali costituirono il cosiddetto “maxipocesso”. Quasi tutti gli imputati vennero condannati tra cui molti boss di primo piano. La mafia aveva trovato pane per i suoi denti. In quel processo vennero condannati anche i latitanti Riina e Provenzano, all’epoca latitanti.

Furono in molti i mafiosi che si pentirono e raccontarono gli incredibili retroscena di un atroce mondo criminale. E’ bene ricordare all’opinione pubblica, nonché ai nostri lettori, che Borsellino ha sempre affermato che “un pentito è credibile solo se si trovano i riscontri alle sue dichiarazioni. Se non ci sono elementi di prova, la sua confessione non vale nulla”. Aggiungo: come è giusto che sia, dato che loro stessi (i pentiti) non valgono nulla. Varrebbero qualcosa se si pentissero prima di essere arrestati, non dopo.

Dopo il maxiprocesso a Borsellino fu affidato anche l’incarico di Procuratore aggiunto a Palermo nel 1991, delegato al coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia. L’anno dopo veniva barbaramente assassinato per causa di una violenta deflagrazione mentre si recava a far visita alla madre.

Egli ha sempre vissuto sotto scorta, in luoghi segreti. Una non vita, la sua. Oltre al suo impegno profuso, costante e alla sua assoluta determinazione nella lotta contro le mafie, per cui gli fu conferita la medaglia d’oro al valor civile, ricordiamo la persona dallo straordinario profilo umano. Un uomo dotato di straordinaria intelligenza, aveva capito che la mafia è soprattutto un problema di cultura. Per questo credeva fermamente nei giovani.

Borsellino non ha vissuto, ha servito Stato, sacrificando infine la sua vita per quella degli altri, per un futuro migliore. Per questo lo si puo’ definire eroe.

In questi giorni ho avuto modo di rivedere i video di alcune delle sue interviste. Era come se già sapeva di morire e nonostante cio’ continuava imperterrito a combattere. Non lo spaventava la morte, anzi una volta affermo’ che se non fosse per il dolore di lasciare la famiglia poteva anche morire sereno.

In una intervista in cui il giornalista lo incalzo’ domandandogli “lei ha paura di morire?”, lui rispose: “chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. Una frase poi divenuta celebre. Un insegnamento per tutti coloro che sono impegnati nella lotta contro la mafia, per tutti i giovani, per tutti gli Italiani e non solo.

Editoriali

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