Il Giappone abbandona il nucleare

Dopo il terremoto di marzo il Giappone cambia rotta e abbandona il nucleare per azzerare la produzione di energia nucleare e punta sulle rinnovabili

Di Antonio Tomeo il 14 settembre | ore 17 : 50 PM


Il Giappone ha deciso di cambiare rotta e di puntare sulle energie rinnovabili. Entro l’estate del 2012 dovrebbe essere pronto un nuovo piano energetico a lungo termine finalizzato a azzerare l’utilizzo di energia atomica e a diventare un Paese guida nel settore delle energie alternative.

Dopo Fukushima, quindi, il Giappone continua la riforma del proprio sistema energetico, ma andando in direzione opposta rispetto a quella intrapresa prima del terremoto e della tragedia nucleare. Infatti prima del disastro Tokyo prevedeva di aumentare l’utilizzo di energia nucleare e di riuscire a coprire fino al 50% del fabbisogno energetico con l’atomo entro il 2030 (ad agosto di quest’anno l’utilizzo di energia nucleare è di circa il 30%), ora si pensa di riuscire a vivere senza il nucleare.

“Entro l’estate prossima sarà presentato il nuovo piano energetico relativo ai prossimi 20 anni che ci permetterà di creare una società basata su nuove energie” ha dichiarato il neo premier giapponese Yoshihiko Noda. “Abbiamo le capacità tecniche e insieme a una riforma delle leggi e a una politica di sostegno per l’adozione delle nuove energie, noi dobbiamo fare del Giappone un modello su scala globale”, conclude Noda.

Le potenzialità ci sono. Secondo il ministro del Commercio Banri Kaieda, la legge votata ieri dal parlamento di Tokyo, permetterà di moltiplicare per 6 le installazioni annuali di impianti fotovoltaici che nel 2010 sono state di circa 990 MW.

La scelta di Noda però non è solo di tipo “ideologica”. Negli ultimi mesi, infatti, 30 dei 54 reattori nucleari giapponesi hanno chiuso. Quindi, se da una parte aumentare la produzione di energia rinnovabile è una priorità, dall’altra questa è una strada obbligata, e a chiarire la situazione è lo stesso Noda: “Il Giappone deve uscire da due crisi: quella del terremoto di marzo e la crisi economica globale. La discesa storica dello yen, abbinata con l’ascesa dei Paesi emergenti, rappresenta una minaccia senza precedenti per la nostra industria. C’è il rischio che le nostre industrie scompaiano e che posti di lavoro vengano persi. Se ciò accadesse, non potremmo uscire dalla deflazione o ricostruire le zone colpite”.

In ogni caso la strada intrapresa dal Giappone è una strada “pulita”. Ora quindi bisogna solo attendere per verificare se Noda riuscirà a mantenere le promesse fatte.

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