Il carcere: un mondo di silenzio

La detenzione tra deterrenza e riabilitazione ricercando il diritto

Di Valentina Cervelli il 24 novembre | ore 17 : 02 PM


carceriIl caso di Stefano Cucchi  e della sua morte ha risvegliato nelle coscienze nazionali il problema del trattamento e dei diritti dei detenuti. Un caso limite, dove un ragazzo, detenuto per possesso di sostanze stupefacenti, ha perso la vita in circostanze da chiarire e che vedrebbero implicate le forze dell’ordine. Un caso triste, ma lo ripetiamo, un caso limite. Quello dei detenuti è un mondo fatto di silenzio, dove tutto passa ovattato. Un mondo invisibile alla maggior parte degli occhi che si trovano all’esterno.

Si compie spesso l’errore di identificare la persona con il reato che ha commesso: un meccanismo mentale che porta alla creazione di situazioni di disagio e che mette a dura prova il processo riabilitativo delle carceri. La situazione delle strutture carcerarie italiane è incerta, il sovrappopolamento è forse la caratteristica principale del nostro sistema, l’eterogenerità dei reati e delle persone che vi stazionano all’interno spesso si  evolve nei problemi che tutti noi conosciamo: promiscuità, violenza, mancanza di sicurezza all’interno di un complesso che dovrebbe essere sicuro per definizione.

Per gli italiani detenuti oltre confine se possibile la situazione è ancora peggiore: l’assistenza  di ogni tipo, sia interna che esterna è scarsa, i pericoli sono tanti ed i diritti rispettati sono pochi.

Eccola la parola chiave che spesso nel contesto di detenzione viene dimenticata: diritto. L’Italia rispetto ad altri paesi appare decisamente garantista in quanto ad organizzazione ; spesso però è il sistema stesso, con la sua mancanza di informazione a creare le basi per una concezione sbagliata della detenzione e del suo ruolo.

Il crimine non paga: ed i criminali devono pagare per i propri errori ma non per questo debbono essere trattati, arbitrariamente, come il peggiore degli animali. Il punto forte di chi si pone dalla parte dell’educatore, è e deve essere quello di accertarsi che il detenuto venga trattato come essere umano e come tale punito senza incorrere in incresciosi incidenti fisici e procedurali: solo in questo modo il carcere potrà rappresentare un vero deterrente per i futuri criminali.

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