I sindacati e la mafia

Di Gianni Pardo il 6 gennaio | ore 08 : 46 AM


Nel 1974 Edward Heath chiese agli elettori: Who governs Britain?”, chi deve governare l’Inghilterra? La scelta era tra il Parlamento e i sindacati. Gli inglesi risposero: i sindacati. E il povero Paese ripartì per un altro giro di decadenza. Ma poi i minatori colmarono la misura con uno sciopero assurdo, e dopo mesi e mesi di braccio di ferro dovettero arrendersi alla fermezza di Margaret Thatcher. Ciò fece definitivamente cambiare il vento e l’Inghilterra ripartì, ma non per un altro giro di decadenza.
In Italia questo non è ancora avvenuto. Qui i sindacati sono riusciti ad impedire che si desse completa attuazione alla Costituzione per la parte che li riguarda; non hanno mai presentato i bilanci delle loro colossali organizzazioni; si sono sempre comportati come un contropotere con cui il Parlamento doveva fare i conti e che non era responsabile nei confronti di nessuno. “Contropotere” forse non è il termine esatto: quello giusto è potere, nel senso di Montesquieu. In Italia infatti invece di tre ne abbiamo avuti quattro: il legislativo, l’esecutivo, il giudiziario e il sindacale. Con una certa prevalenza degli ultimi due.
I sindacati sono arrivati ad imporre a tutti una sorta di timore reverenziale. Nemmeno i giornali, capaci di mordere chiunque ai polpacci, osano dirne male. Essi comandano anche nelle redazioni, se è vero che un nuovo Direttore deve avere il loro gradimento. Per tutto ciò ha costituito notizia leggere sul Corriere della Sera(1) una semplice, banale verità: è normale che i sindacati siano sentiti dal governo, ma non devono pretendere un “condominio nell’esercizio del potere”. Hanno funzioni importanti, “ma tra queste funzioni non vi è quella di concorrere al governo del Paese”. E invece un ministro che ha osato dire che dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori “se ne poteva discutere”, è stato pressoché linciato. La Costituzione si può modificare (art.138), lo Statuto non si deve toccare.
Il problema è annoso. L’attività istituzionale dei sindacati non dovrebbe avere nessun rapporto né con la politica né con l’attività legislativa e invece la loro pretesa di determinare la linea del governo è stata spesso evidente. E mentre non è reato l’attività antigovernativa, è stato creato un illecito particolare, l’“attività antisindacale”. Se necessario sanzionato penalmente dal magistrato.
La soggezione della nazione, dinanzi a questo potere sovrano, diviene timore reverenziale dinanzi alla Cgil, e terrore dinanzi alla Fiom, cui anche gli altri sindacati sentono di dover riconoscere una sorta di primogenitura.
Forse l’insolito coraggio del Corriere della Sera dipende dal fatto che gli italiani, pur mettendoci più tempo degli inglesi, hanno capito che l’alternativa non è più “il governo cede o il governo non cede”, ma “o si calano le pretese o la fabbrica chiude”. In Inghilterra ha vinto il governo, da noi ha forse vinto la necessità economica. Una pura e semplice recessione che non fa sconti a nessuno.
La storia può avere un corollario interessante. Il potere non significa nulla se non può imporre la propria volontà: l’amministrazione della giustizia sarebbe un vaniloquio se, accanto ai magistrati, non vi fossero i carabinieri. Purtroppo lo stesso meccanismo funziona per qualunque organizzazione. La mafia ottiene il pizzo perché l’esperienza ha insegnato a tutti che chi non lo paga può andare incontro a grandi guai. I mafiosi in certi posti comandano perché sono più temibili dello Stato. Il vero potere non deriva dalle norme di legge ma dalla capacità di incutere timore. Ed è questo che ha dato tanto potere ai sindacati.
Temendo l’impopolarità e la sinistra, lo Stato ha a lungo permesso ogni sorta di soperchieria: dal blocco delle strade e delle ferrovie agli scioperi per riottenere la riassunzione di dipendenti ladri. Chi è stato audace ha finito col comandare, chi è stato timido ha dovuto obbedire. E infatti il capo della Cgil è sempre stato più importante di un ministro.
Dunque il “Corriere” si rassegni. È inutile farne una questione giuridica. Se veramente il governo Monti resisterà agli ordini della Cgil non significherà che i sindacati hanno capito che non hanno il diritto di “cogestire” il Paese: significherà semplicemente che le Borse e il tasso di disoccupazione hanno fatto cambiare il vento. A suo tempo la storia ha risposto a Heath che comandavano i sindacati; la recessione – e un erario dalle casse vuote – potrebbero dire ai sindacati che forse loro possono comandare al governo, ma nessuno comanda l’economia.
giannipardo@libero.it
(1)http://www.corriere.it/editoriali/12_gennaio_04/rito-fuori-tempo-e-fuori-bilancio-sergio-romano_dd42aa92-369d-11e1-9e16-04ae59d99677.shtml

Analisi Logica ,

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4 Commenti

  1. AGOSTINO PARDO, 4 meses fa Replica

    Finalmente qualcuno che lo racconta! Speriamo che qualcun’altro ci rifletta, anche se – prima o poi – lo sapranno tutti. Certo che i sindacati dei lavoratori sono in dispensabili, la questione è se servono veramente ai lavoratori e non soprattutto al loro apparato, alla struttura e alla difesa dei capi. A parte che i bilanci dovrebbero pubblicarli, completi, integrali, corretti e aggiornati, indicando in dettaglio quanto ricevono da chi e come, sia dallo Stato che dagli associati, la composizione di questi ecc. ecc., come un Ente pubblico dovrebbe fare. I partiti
    saranno società private, ma i sindacati direi di no. O sbaglio?
    Buona Befana

  2. vito lonigo, 4 meses fa Replica

    a pari del suo articolo,di parte e menzoniero!!

    • Gianni Pardo, 4 meses fa Replica

      Prima volgare, poi due volte sgrammaticato.

  3. Gianni Pardo, 4 meses fa Replica

    Egregio lonigo, il suo commento è stato rimosso perché contenente volgarità.


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