I Repubblicani cercano l’anti-Obama
Di Ennio Emanuele Piano il 2 gennaio | ore 19 : 32 PM
Alle sette del pomeriggio (le due del mattino in Italia) di martedì 3 gennaio avrà ufficialmente inizio la lunga marcia che porterà il Partito Repubblicano a scegliere il proprio candidato che il 6 novembre prossimo si troverà a contendere la Presidenza degli Stai Uniti a Barack Obama. Il Caucus è un procedimento piuttosto particolare in cui gli elettori dell’Iowa registrati come “Repubblicani” potranno recarsi in una degli oltre mille seggi (in centinaia di città) dove dove potrà scegliere il proprio delegato il quale a sua volta indica la propria scelta tra i candidati alle primarie. Questo metodo di scelta dei rappresentanti ha origini secolari e viene addirittura fatto risalire ai padri pellegrini che in questo s’erano ispirati alle pratiche di “democrazia tribale” degli indigeni nordamericani.
L’attesa per i Caucus di domani è molto forte poiché molti commentatori d’oltreoceano pensano che potrebbero segnare il destino delle primarie, forse facendo fuori dalla corsa quei candidati che dovessero ottenere risultati incredibilmente deludenti. Va però registrato che l’elettorato dell’Iowa non è granché rappresentativo della popolazione statunitense nel suo complesso. Al 96% composto da “WASP”, ovvero bianchi e protestanti, ritenuti unanimemente come particolarmente religiosi, e distribuiti in 99 contee di cui ben 88 sono classificate come “rurali” (la quasi totalità delle città non supera i 2.500 abitanti, la capitale e maggiore città dello Stato, Des Moines supera di poco i duecentomila mentre la seconda e la terza non arrivano a centomila).
I sondaggi più autorevoli e recenti sembrano andare tutti verso la stessa conclusione, con solo piccole e trascurabili differenze: Tutti (da quelli realizzati dalla NBC alla CNN, da Rasmussen al Des Moines Regiser -il cui sondaggio di fine anno, rilasciato silo due giorni fa, è ritenuto il più affidabile) danno Mitt Romney, ex governatore del Massachusetts e manager di successo, in testa con il il 23-25% dei consensi ed un risicatissimo vantaggio sul secondo classificato, il vecchio libertario Ron Paul (21-22%). Più confusa sembrerebbe la condizione di terzo, quarto e quinto classificati, con tre candidati nel giro di pochissimi punti percentuali, l’ex senatore Santorum (che gode di particolare sostegno tra gli evangelici e la destra religiosa e sole poche settimane fa era ignorato da tutti i mass media) si attesterebbe intorno al 15%, l’ex Speaker della Camera Newt Gingrich avrebbe invece il 12-14%, ed infine il Governatore del Texas Rick Perry, che a settembre era dato per super favorito per poi sgonfiarsi a causa di qualche figuraccia di troppo, sembra risalito fino all’11-14%.
Staccata di qualche punto risulta la paladina dei Tea Party, Michele Bachmann, anch’essa partita in estate sotto i migliori auspici è andata via via perdendo consensi ed oggi otterrebbe tra il 5 ed il 7% delle preferenze. Ultimo, fin dall’annuncio della candidatura la scorsa primavera, Jon Huntsman, mormone, ex governatore dello Utah e ambasciatore di Obama a Pechino, con l’uno o forse il due per cento dei voti.
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