I falsi medici che curavano con “acqua di Lourdes”
Spacciavano l’acqua del rubinetto per sostanze dalle straordinarie proprietà lenitive. Fioccano le denunce per biologa di Ancona e i 38 collaboratori
Di Andrea Cinalli il 5 febbraio | ore 10 : 08 AM
Afflitti da gravi patologie, nessuna possibilità di cura si accantona. Spesso si è disposti ad affidarsi al sorriso e alle parole di conforto di chi garantisce un pieno recupero, anche se ciò significa sperperare i risparmi di una vita. Allora, dimentichi di quanto le brame di guadagno dell’uomo siano a volte sconfinate, si acconsente alle terapie alternative, anche se dubbiosi, anche se in parte consci che non approderanno ad alcun risultato.
È con questa consapevolezza che Enza Maria Ciccolo, biologa 71enne, operava da anni nel suo studio a Numena (Ancona), avvalendosi della collaborazione di 38 sedicenti medici/fisici/biologi, per garantire ai pazienti tecniche sperimentali che “riarmonizzassero la materia” per mezzo di “frequenze” sprigionate dall’acqua “benedetta”.
Nel suo studio anconetano, e negli altri sparsi per la Penisola presidiati dai collaboratori (se ne contano 3, a Milano, Venezia e Bari), la donna accoglieva gente sull’orlo della disperazione che cercava di persuadere in ogni modo dell’inefficacia delle cure tradizionali, istigandola ad adottare i suoi personalissimi rimedi. Gente di ogni estrazione sociale pronta a sborsare fior di quattrini pur di assicurarsi fialette di quella che credevano “acqua santa dei santuari di Loudes, Fatima, Medjugorje, San Damiano e Montichiari”, altrimenti definita come “acqua a luce bianca”.
Fialette che – secondo quanto evidenziato dagli accertamenti eseguiti – non contenevano altro che acqua di rubinetto per cui il gruppo spillava dai 100 ai 200 €.
Un vero e proprio giro di truffe, insomma, quello ordito dall’anziana, che ora c’è da presumere non sia poi tanto presa dalla ventura pensione quanto piuttosto dalla possibile reclusione, e individuato dai Nas di Ancona.
Nel corso dell’operazione denominata proprio “Acque Bianche” (gestita dalla Procura della Repubblica di Ancona), gli inquirenti hanno identificato i responsabili che ora dovranno rispondere delle accuse di truffa, lesioni ed esercizio abusivo della professione, in quanto non risultano in possesso né di un titolo accademico, né dell’autorizzazione ministeriale per commerciare gli antidoti “miracolosi”.
Gli agenti hanno inoltre posto sotto sequestro gli immobili (il cui valore ammonterebbe a circa 3 milioni di euro), 4000 flaconi di acqua, un personal computer e documentazione varia.
Dante D’Elpidio, vicepresidente nazionale dell’Unitalsi, che è solito far da Cicerone a Lourdes a migliaia di persone ogni anno, è sgomento. Benché arcistufo di malviventi che si prendono gioco dei soliti ferventi cattolici, anela una condanna ben poco aspra: si augura che i colpevoli siano costretti ai lavori pubblici presso i santuari, con la speranza che comprendano gli errori commessi e cerchino di porvi rimedio.
Una pena, forse, fin troppo leggera per la Vanna Marchi di turno.
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