I danni dell’uragano Irene
L'uragano Irene lascia New York, ma i danni potrebbero sfiorare i 7 milioni di dollari
Di Paolo Gallazzi il 29 agosto | ore 15 : 57 PM
Il peggio della tempesta è passato, Irene sta lasciando New York
Con queste parole Janet Napolitano, il segretario alla sicurezza nazionale Usa rassicura la popolazione di New York. Ma i guai non sono ancora cessati. Oltre alla scia di inevitabili danni che un uragano, immancabilmente, semina lungo il proprio percorso, l’interruzione delle linee elettriche che inducono il blackout generale in tutta la East Coast, si calcola che più di 4 milioni di persone (50.000 nella sola New York) si trovino ancora senza corrente elettrica, ma ciò che ancora potrebbe rivelarsi fatale è il pericolo di inondazioni. Le zone più ad alto rischio sono la Lower Mahnattan, Battery Park e Coney Island a New York City e, soprattutto, la costa del New Jersey. Proprio per questo motivo il governatore del New Jersey, Chris Christie, ha lanciato un appello affinché il milione di persone evacuate non abbandonino i propri rifugi e tutti i cittadini rimangano in casa. Del resto 250 strade risultano tutt’ora chiuse al traffico per motivi di sicurezza.
Barak Obama è intervenuto in un messaggio alla Nazione trasmesso in TV: “L’emergenza non è ancora finita”, sottolineando il pericolo costituito dalle improvvise esondazioni dei fiumi. In poche parole l’acqua delle abbondantissime piogge che hanno accompagnato l’uragano devono essere “assorbite” dalla terra in qualche modo. Il sistema attivo da milioni di anni per il riciclo dell’acqua è quello di far defluire l’eccesso idrico attraverso i bacini fluviali fino agli oceani e da qui, con l’evaporazione, risalire nel cielo a formare nubi temporalesche ed a chiudere il ciclo. Naturalmente la rete fluviale non può smaltire la quantità d’acqua che un uragano riversa sulla terra, di conseguenza i bacini dei fiumi vengono saturati velocemente dalle piogge a monte ed esondano con piene improvvise, riversando a valle tutta la violenza dell’acqua raccolta ed incanalata. Per questo un uragano (od anche semplicemente un nubifragio) può fare vittime anche dopo il proprio passaggio.
Il presidente Obama, nel suo discorso, ha espresso l’opinione che gli americani risentiranno dell’“effetto Irene” ancora per un certo periodo di tempo. Ma ha anche evidenziato l’efficacia delle misure preventive adottate, che hanno fatto sì che i danni fossero più contenuti del previsto ed il bilancio delle vittime piuttosto limitato (solo 5, che con i 15 incidenti mortali avvenuti prima che l’uragano “sbarcasse” negli Stati Uniti porta a 20 il numero dei morti a causa di Irene). Ma naturalmente c’è ancora molto lavoro da fare: “Continuiamo ad avere personale di ricerca e soccorso in allerta e continueremo a sostenere le attività di ripristino dell’energia elettrica”.
Si stima, infatti, che i danni assicurati provocati dal passaggio di Irene potrebbero sfiorare i 3 milioni di dollari, con un preventivo sulle perdite totali che raggiunge quota 7 milioni. La buona notizia è che si tratta di stime decisamente inferiori a quanto si fosse aspettato. Tuttavia bisogna tenere conto anche dei costi a lungo termine. Oltre alle richieste di risarcimento, destinate a crescere esponenzialmente con il passare dei giorni, esistono una serie di danni “secondari” che devono essere considerati. La mancata produttività di fabbriche rimaste inattive a causa del blackout, l’interruzione dei trasporti, i costi di bonifica delle aree allagate ed il mancato utilizzo di ampie zone coltivabili sono solo alcuni esempi.
L’intera East Cost si è trasformata per due giorni in una vera e propria “no-fly zone”, qualcosa che non si vedeva dall’11 settembre 2001, con la cancellazione di 9 mila voli interni ed internazionali. Ora la situazione sta rientrando nella normalità ed a Washington già da ieri (domenica) l’attività di volo è ripresa regolarmente. Si prevede che, uno dopo l’altro, tutti i principali aeroporti riprenderanno a pieno ritmo la propria attività operativa entro poche ore.
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