Haiti, morti in fosse comuni

Mancano all'appello ancora un centinaio di Italiani. Le strade della città sono ricoperte di macerie e morti

Di Valentina Cervelli il 15 gennaio | ore 10 : 47 AM


Foto | Video | A tre giorni dal terremoto che l’ha sconvolta, Haiti è ancora nel caos. Ammonterebbero a 100mila le vittime della tragedia. Molte di esse giacciono ancora per la strada, ormai in decomposizione a causa del caldo tropicale. La necessità di seppellire i cadaveri in fosse comuni di emergenza si fa sempre più forte: la priorità è preservare i vivi da malattie ed epidemie.

Le persone continuano a dormire all’aperto, i generi di prima necessità scarseggiano, lo sciacallaggio, specialmente nel comparto alimentare continua. Port Au Prince è allo stremo. I militari americani giunti con i primi aiuti raccontano di scene apocalittiche. Cadaveri ovunque: per la strada, tra le macerie, in ogni angolo. Ovunque si respira morte. E’ stata identificata anche la prima vittima italiana del sisma: Gigliola Martino, 70 anni, nata nella capitale dell’isola, da genitori trasferitisi ad Haiti all’inizio del secolo scorso. Gigliola era uno dei simboli della città, appartenente ad una delle famiglie oriunde italiane più conosciute e rispettate. L’anziana è morta presso l’ospedale della città, in seguito alla lesioni riportate nel crollo della sua casa.

Sono ancora un centinaio circa gli italiani dei quali non si ha alcuna notizia. La Farnesina continua alacremente il suo lavoro di ricerca, anche se le speranze di ritrovarli tutti sani e salvi iniziano a scemare. Si ritiene, in base ad alcune testimonianze, che almeno un paio potrebbero essere rimasti intrappolati sotto le macerie dell’”Hotel Christopher” della capitale, insieme a diversi membri del contingente Onu.

Intanto, con l’arrivo dei primi soccorsi, la popolazione inizia a reagire. Si scava, in continuazione, per tentare di estrarre dalle macerie le persone ancora in vita. Picconi, pale, qualsiasi strumento viene utilizzato per facilitare i soccorsi delle persone rimaste intrappolate e che ancora danno cenni di vita. Quando non si ha niente si scava con le mani, per tentare di mandare una brezza di aria pulita sotto i detriti che allontani la polvere.

Nel caos e nel dolore, un altro problema rischia di presentarsi però per questo paese di appena nove milioni di abitanti: la possibilità di un golpe politico. La gente stremata, in alcune zone della città, ha creato blocchi stradali utilizzando macerie e cadaveri. Si teme inoltre che malintenzionati possano approfittare della situazione e rubare delle armi, con le quali sarebbe abbastanza semplice abbattere definitivamente l’ultimo barlume di autorità presente nell’isola. A febbraio si sarebbero dovute tenere le elezioni : un rinvio al momento appare la cosa più probabile.

Cronaca Primo Piano ,

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