Haiti: Il “terremoto” prima del terremoto
Com'era la situazione prima del 12 gennaio 2010?
Di Roberto De Ficis il 23 febbraio | ore 11 : 13 AM
Come spesso accade, veniamo a conoscenza di gravi problemi solo quando si manifestano in modi “spettacolari”. Il 12 gennaio 2010 alle 12:14, ora locale, un fortissimo terremoto di magnitudo 7 devastata lo Stato di Haiti. In un istante, i riflettori di tutto il mondo si accendono sulla piccola isola del Mar dei Caraibi e immagini di distruzione e morte, attraverso una tivù sempre più cinica e affamata, entrano nelle nostre case. Tutti, nel mondo, si mobilitano. Gli Stati Uniti d’America, l’Europa, le varie organizzazioni umanitarie religiose e laiche; chi per veri motivi assistenziali, chi per pura motivazione di consenso politico, si manifesta pronto e solidale; anche il Papa si dimostra, da subito, partecipe e interessato a portar sollievo in questa strage che conta, da subito, più di centomila morti. Ma cosa succedeva, ad Haiti, prima di quel 12 gennaio 2010?
Secondo il Rapporto 2009 redatto da Amnesty International, e’ come se ci fosse già un terremoto in atto, silenzioso e logorante, che mieteva vittime giorno per giorno, ora per ora: un terremoto sociale che, di certo, non fa la stessa scena che fanno immagini di strade che ballano come elastici e case che collassano, e urla di persone, imbiancate dalla polvere, che corrono senza meta per la strada. Un terremoto sociale non e’ gradito alla TV, non e’ così vendibile, non fa così tanto audience. Un terremoto diverso, difficile da affrontare e risolvere.
I problemi di Haiti erano (sono costretto a parlare al passato) tanti e gravi. La scarsità di cibo, unita alla disoccupazione dilagante e cronica, avevano portato la popolazione ad un livello di vita disumano. I prezzi erano aumentati, ma non gli stipendi (rarissimi) degli haitiani. Questa situazione ha direttamente coinvolto la condizione di vita dei bambini, sempre più malnutriti; organizzazioni presenti sul posto hanno dichiarato la morte per fame di molti di loro. Non esisteva alcun diritto alla salute: gli ospedali chiedevano tariffe elevate anche alle donne incinte. La condizione delle donne era ben lontana dalla decenza: non esistendo legislazione a difesa delle violenze sulle donne, erano sempre più spesso vittime di violenze e stupri, nella maggioranza dei casi avvenuti tra le mura domestiche. Spesso, donne e bambini, erano ridotti in schiavitù e vittime della tratta verso il confinante Stato di Santo Domingo. Anche il sistema giudiziario era carente: la maggioranza dei carcerati era in detenzione prolungata in attesa di giudizio. Le carceri erano sovraffollate a causa di mancanza di strutture adeguate e di personale. Si stimava che ogni prigioniero fosse costretto a vivere in 0.55 m2. Nonostante il perpetrarsi in passato di violazioni così palesi e gravi dei diritti umani, la maggior parte erano rimaste impunite.
E’ una sensazione strana, quella di dover parlare di un paese usando il tempo passato. Come se questo paese non ci fosse più. Ma il terremoto ha davvero distrutto tutto. Gli interventi sono stati, e sono tutt’ora, tanti; alcuni efficaci, altri meno. Ma cosa succederà quando i riflettori (come sta succedendo) si spegneranno di nuovo su Haiti? Il terremoto silenzioso inizierà di nuovo a far tremare la gente e la Tv sarà già lontana per udirlo.
Related Posts
-
7 February at 10 : 19 AM 0
Colpo di Stato alle Maldive, si dimette il presidente
-
4 February at 17 : 50 PM 0
Afghanistan: i talebani torneranno al potere?
-
1 February at 08 : 08 AM 0
La Florida è di Mitt Romney
-
29 January at 13 : 54 PM 0
Top week: i più letti dal 23 al 29 gennaio 2012






