Governo, il punto sulle riforme

Sarebbe pronto un decreto blocca processi. Il Pd: così vegono a mancare basi di dialogo

Di Valentina Cervelli il 12 gennaio | ore 09 : 29 AM


Silvio Berlusconi è tornato. E nel corso di un pranzo a Palazzo Grazioli con la sua squadra di governo, il primo dopo l’aggressione in Piazza Duomo a Milano lo scorso dicembre, detta l’agenda del 2010. Al primo posto tra le necessità, appaiono la riforma della giustizia e quella del fisco.

Per quanto riguarda quest’ultima, la parola d’ordine per il Pdl è quella di agire per gradi dedicandosi prima di tutto alla semplificazione del sistema. Il progetto principale preso in considerazione è quello di ridurre le aliquote a due: una al 23% e l’altra al 33%. Una soluzione che sembra scontentare i sindacati, che oltre a sottolineare come le percentuali scelte non arrechino miglioramenti ai redditi medio-bassi, reputano necessario un intervento più veloce e secco di sostegno alle classi sociali meno abbienti.

In questo senso l’agenda è stata fissata, ha spiegato nel corso della giornata di ieri il presidente del Consiglio, ma ha altresì aggiunto che sarà molto difficile che il taglio delle tasse e la diminuzione delle aliquote possa avvenire nell’anno in corso.

Tutt’altro iter è al contrario previsto per la riforma della Giustizia, per la quale il Presidente del consiglio ha richiesto un calendario serrato d’impegno. L’avvocato del Premier, Niccolò Ghedini, avrebbe infatti già preparato una bozza di decreto legge con la quale scavalcare la norma del legittimo impedimento, nella quale la discrezionalità della magistratura si sarebbe rivelata insormontabile.

Secondo indiscrezioni stampa, Ghedini avrebbe preparato un decreto basato sulla sentenza 333 della Consulta dello scorso 14 dicembre nella quale viene riconosciuta lesione al diritto di difesa quando, in caso di nuova contestazione da parte del pm su un dibattimento già in corso, l’imputato non abbia avuto la possibilità di scegliere tra il rito ordinario e quello abbreviato. Nel decreto di legge sarebbe previsto al verificarsi di un caso di questo tipo,  un blocco di tre mesi del dibattimento in corso, nel quale l’imputato può decidere, a quale rito affidarsi sulla base delle nuove contestazioni.

Critica la posizione dell’opposizione. “Sarebbe questa la prima mossa del “partito dell’amore?”, esordisce Pieluigi Bersani, leader del Pd. “Andando avanti a testa bassa sui suoi provvedimenti il governo sa bene che mette a repentaglio una discussione di sistema sulle riforme istituzionali, ivi compreso il rapporto tra Parlamento e magistratura”. E aggiunge: “la nostra disponibilità è quella dichiarata più volte: si sospendano i provvedimenti che governo e maggioranza hanno annunciato e si discuta subito dell’ammodernamento del nostro sistema”.

Più dura la posizione di Antonio Di Pietro, leader IDV. “E’ una presa in giro grande come una casa”. Che aggiunge: presto “si vedrà che è un vasetto vuoto che vuole legittimare scelte che sono sempre ad personam. Si vendono la pelle dell’orso prima di averlo catturato”.

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