Gli effetti sulla salute del disastro di Fukushima
A 5 mesi dal disastro ancora non si ha un bilancio preventivo di ciò che il futuro ha in serbo per la salute pubblica e per il benessere del Giappone. Rassicurazioni a singhiozzo sono arrivate da parte del governo, ma i dubbi sono tanti e le aspettative anche.
Di Luciano Izzo il 20 agosto | ore 16 : 44 PM
Quali sono i rischi per la salute umana dopo Fukushima? Nel marzo scorso in questa città si è verificato – lo ricordiamo, semmai ce ne fosse ancora il bisogno – uno degli incidenti più gravi nella storia del nucleare civile, quello della centrale Dai-Ichi, che ha comportato la fusione dei noccioli di tre dei sei reattori presenti e perdite radioattive paragonabili a quelle del disastro di Chernobyl del 1986. Ma quali sono in concreto le ricadute sul benessere della popolazione giapponese, e in particolar modo locale?
IL CESIO E LO STRONZIO – Sono diverse le sostanze pericolose che vengono liberate durante incidenti di questo genere. Una di queste è il cesio 137. Questo isotopo ha un tempo di dimezzamento (la cosiddetta “emivita”) di poco più di 30 anni. Il che in poche parole significa che, se disperso nell’ambiente, esso ha degli effetti potenzialmente dannosi per un periodo decisamente più lungo, che varia in ragione della quantità rilasciata. Il cesio 137 può contaminare l’acqua e il suolo, e attraverso questi due elementi può entrare nella catena alimentare. Nell’organismo umano, l’isotopo tende a diffondersi in maniera quasi del tutto omogenea, “prediligendo” i tessuti molli, come ad esempio i muscoli. Di emivita equivalente (28 anni) ed altrettanto pericoloso è lo stronzio 90, il quale viene assorbito dall’organismo per via intestinale e, in maniera simile al calcio, da qui va a depositarsi principalmente sulle ossa.
LO IODIO 131 – Tuttavia, ci sono sostanze ugualmente pericolose anche se hanno tempi di dimezzamento sensibilmente più brevi. È il caso dello iodio 131, la cui emivita è di appena 8 giorni. Ma in che modo questo radioisotopo nuoce alla salute umana? «Una volta ingerito, circa il 30% dello iodio 131 si accumula nella tiroide, aumentando il rischio di contrarre il cancro» spiega Kunikazu Noguchi, docente specializzato in sicurezza delle radiazioni presso l’Università del Giappone. «La tiroide è una ghiandola che raccoglie lo iodio per produrre ormoni. Così una volta che il corpo assume dello iodio, l’organo lo raccoglie, comportando, nel caso dello iodio radioattivo, elevate concentrazioni nella tiroide».
I BAMBINI DI FUKUSHIMA – Nei giorni scorsi il governo giapponese ha reso pubblici i dettagli delle analisi condotte su 1.150 bambini provenienti dalle aree di Iitate, Kawamata e Iwaki, tre luoghi che in base ai dati raccolti avrebbero ricevuto dosi relativamente elevate di radiazioni. Lo studio ha rivelato che il 45% degli esaminati è risultato esser stato esposto alle radiazioni. I test, che sono stati effettuati fra il 24 e il 30 marzo su bambini di età compresa fra zero e quindici anni, hanno mostrato che il 26% dei piccoli pazienti aveva subito un irraggiamento di 0,01 microsievert all’ora. Il livello di esposizione calcolato è stato di 0,02 microsievert per l’11% dei bambini, di 0,03 microsievert per il 4,7% e di 0,04 microsievert per l’1,4%. Stando a quanto riferito dal portavoce della Nuclear and Industrial Safety Agency (Nisa), l’authority di controllo e regolamentazione del settore, il livello di esposizione più alto registrato sarebbe stato di 0,1 microsievert, riscontrato in un unico individuo. Si parla, fortunatamente, di dosi relativamente leggere. Tuttavia, la notizia preoccupa lo stesso, poiché, in vero, i bambini sono di gran lunga più vulnerabili alle radiazioni. Il perché, stando a quanto riferisce l’Associazione Radiologica del Giappone, è presto detto: la divisione cellulare è molto più attiva in età prescolare piuttosto che in età adulta, dunque i bambini sarebbero maggiormente sensibili ai fattori mutageni.
I PUNTI OSCURI – Nel frattempo, diversi non hanno mancato di manifestare perplessità, sollevando dubbi attinenti al metodo usato dal governo centrale. Nello specifico, alcuni giornalisti e studiosi hanno criticato a quest’ultimo la complessiva lentezza nello svolgimento delle analisi, la qual cosa, in considerazione del fatto che l’emivita di elementi come il già citato iodio 131 è assai ridotta, potrebbe aver dato luogo a sottostime e imprecisioni. A ciò deve aggiungersi l’ulteriore ritardo, lamentato dai cittadini coinvolti, con cui il governo ha reso disponibili i dettagli sui risultati dei test: un ritardo di ben cinque mesi.
COME CI SI STA MUOVENDO – Bene o male, i test proseguono, ed il numero di persone esaminate da marzo ad oggi supera le 200.000 unità. Anche il governo della prefettura di Fukushima, comunque, sta facendo la sua parte. Sembra infatti che da ottobre a tutti coloro i quali non abbiano compiuto i 18 anni entro il primo di aprile 2011 (si parla di 360.000 giovani) saranno garantiti regolari screening della tiroide tramite ultrasuonografia. Tale programma si sommerà a quello già posto in essere a giugno, che ha avviato una serie di studi separati sull’esposizione da radiazioni interna (la più problematica ed insidiosa). E pure i cittadini, in questo momento, stanno dando sfoggio di grande spirito di iniziativa. È il caso degli undici membri di un gruppo civico di Fukushima, guidato dalla chiroterapeuta Aya Marumori, che insieme hanno organizzato a 50 chilometri dalla centrale nientemeno che una stazione di misurazione della radioattività, grazie alla quale sono ora in grado di capire inequivocabilmente se i prodotti alimentari di cui sono in possesso sono sicuri o no. Il che è davvero una cosa utile nonché frutto di una trovata lodevole, se si pensa che i rischi più grandi per la salute pubblica saranno rappresentati, a partire dal prossimo futuro, dalla contaminazione da cesio di acqua e generi alimentari.
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