Steve Jobs, l’uomo che fa la differenza lascia l’amministrazione

Di Daniele Faugiana il 25 agosto | ore 17 : 45 PM


Steve Jobs da Giovane

Ormai lo sanno tutti: uscente dal ruolo di amministratore delegato, Steven Paul Jobs diventerà il presidente del consiglio di amministrazione del colosso Californiano. E’ quasi certo che la decisione sia dovuta alla sua malattia. Ma qualsiasi sia la motivazione della decisione una cosa è certa. Appena Steve si muove, parte la scossa di assestamento. A Wall Street, Apple, apre con una sfiducia dei mercati di circa 7 punti per poi risalire un po’ nel momento in cui sto scrivendo.

Come al solito l’emotività della borsa ricalca l’umore degli investitori che, terrorizzati dalla notizia, in preda al solito panico, perdono interesse nell’azienda.
Basterà un po’ di tempo per far capire loro che in realtà Jobs resterà sempre un punto di riferimento per l’amministrazione, anche se non in via ufficiale. Come del resto è stato negli ultimi anni, in cui la malattia lo ha reso meno capace di seguire i ritmi della più grande (o quasi) azienda del mondo, cedendo molte responsabilità a quello che ora diventerà il nuovo CEO, Tim Cook.

Probabilmente la decisione di Jobs ha ricordato ai mercati quel famoso decennio, a cavallo tra gli anni 80 e 90, del suo allontanamento dalla gestione. Furono anni difficili per Apple, dopo un esordio straordinario nell’ambito degli home computer. I prodotti non erano più infusi di quella sostanza, quell’essere “Magic” che durante i Keynote viene tanto esaltato. Che quasi fa infuriare molti di noi, che spesso si sentono un po’ presi in giro.
L’azienda, dopo aver conquistato l’interesse di tutti portando la macchina del futuro nelle case dei comuni mortali (a differenza della tendenza generale dell’epoca di impiegare il computer solo in ambito aziendale) subì un netto calo di inventiva e capacità di interessare le persone. Una coincidenza che non può essere solo un caso.

Steve Jobs E’ la Apple, l’ha fondata e l’ha creata a sua immagine e somiglianza volendo usare termini biblici, ma che rispecchiano effettivamente i rapporti tra “lui e gli altri”. Egli ama plasmare le masse, avvolgerle in un’aura di ottimismo e di ammirazione della sua personalità e dei suoi prodotti.
Un buon film che rende l’idea di questa sua personalità egocentrica è certamente “I Pirati di Silicon Valley” (Martyn Burke, 1999) che narra la nascita dei due grandi antagonisti del personal computer: Microsoft e Apple. Nel narrare l’intreccio storico tra le due società viene notevolmente evidenziato il carattere del Jobs egocentrico, permaloso, presuntuoso, a volte incosciente e spericolato, spesso calcolatore ma sempre vincente.

Il suo ritorno alla Apple sancì la ripresa dell’azienda, ormai alle strette, grazie ad alcuni prodotti innovativi, non tanto nella tecnologia (che comunque è sempre stata un sinonimo di qualità di Apple) quanto nel modo di porsi, nel modo di interessare la gente entrando nelle loro vite e rendendosi strumenti di uso comune. Quasi come a imporci un nuovo bisogno, facendoci assaggiare il dolce sapore dell’innovazione alla portata di tutti e successivamente dandoci l’idea di non poterla possedere. Di poterla ottenere solo comprendendo l’essenza del prodotto, solo essendo pronti a un sacrificio. Sacrificio che notoriamente si traduce poi in prezzi esorbitanti e file davanti agli store. Ma la formula è vincente non c’è che dire, anche grazie alla indiscutibile qualità di questi prodotti che si rivelano sempre nelle prime posizioni dell’evoluzione tecnologica.

Forse chiamarlo un Genio del Marketing è un modo per sminuirlo ma in fondo si tratta di un personaggio che è riuscito a trasformare una forte personalità in un lavoro. Un personaggio che non è necessariamente positivo, anzi: molte sfaccettature del suo carattere ne fanno un individuo insopportabile. Tuttavia Jobs è l’esempio di avversario con il quale non vorreste mai competere ma anzi, lo preferireste come amico. Preferireste inserirvi nel suo mondo fatto di poesia e tecnologia, come amava definirlo lui stesso.

Per molti un Grande Fratello, per altri un punto di riferimento. Nel bene o nel male si tratta di un personaggio estremamente ricco (anche materialmente parlando). Tim Cook probabilmente è la persona giusta per ricoprire questa carica dato che è stato scelto da Jobs stesso. Non si deve pensare che ci sarà una secca ribalta delle sorti dell’azienda perché in realtà non cambia granché, è tutta scena se vogliamo. E’ ormai da tempo infatti che i due collaborano e tante scelte vincenti sono state fatte da Cook stesso. Per gli amanti di Star Wars si potrebbe fare un paragone tra un Sith e il suo allievo successore. Una sorta di malvagità li accomuna (in senso affaristico ovviamente). Una tale freddezza e un tale essere spietati nelle scelte dei due (che ricordiamo, continueranno in futuro a consultarsi) permetteranno alla Mela di andare avanti così, ancora per lungo tempo.

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