Giustizia, l’appello di Napolitano: stop a scontri tra politica e magistratura
Di Paolo Gallazzi il 22 luglio | ore 08 : 58 AM
Il Capo dell Stato si è rivolto ai nuovi magistrati tirocinanti, riuniti al Quirinale. Nel suo intervento, Napolitano, proprio nel giorno in cui la Camera ha votato a favore dell’arresto del deputato pidiellino Alfonso Papa, ha ribadito la propria condanna contro “l’intollerabile scontro tra politica e magistratura”.
“Non spetta al Capo dello Stato suggerire o valutare disegni di riforma della giustizia, che sono prerogativa del parlamento nella sua dialettica tra maggioranza e opposizione e nella ricerca di qualificati rapporti esterni a fini di ampia condivisione”, ma “vanno evitate condotte che creino indebita confusione di ruoli e fomentino l’ormai intollerabile, sterile scontro tra politica e magistratura” e “ciò cui dobbiamo mirare tutti assieme è un recupero di funzionalità, e insieme di razionale e limpido profilo, del sistema”.
Il Presidente della Repubblica ha richiamato i giovani magistrati ad un uso “equilibrato” degli strumenti investigativi, “bilanciando” le esigenza operative con la tutela dei diritti costituzionali garantiti ai soggetti sottoposti ad indagine, evitando di ledere la “privatezza dell’indagato”, se non addirittura di soggetti che nulla hanno a che vedere con l’inchiesta. “Il discorso vale in specie – ha continuato Napolitano – per le intercettazioni cui non sempre si fa ricorso, come invece insegna la Corte di Cassazione, solo nei casi di assoluta indispensabilità per le specifiche indagine e delle quali viene poi spesso divulgato il contenuto pur quando esso è privo di rilievo processuale”.
Giorgio Napolitano ha poi insistito perché i futuri magistrati puntino ad un’immagine di esemplare imparzialità, evitando personalismi, protagonismi od incarichi politici presso le proprie sedi. “Fin dal 2007 – ha detto – ho invitato i magistrati a ispirare le proprie condotte a criteri di misura e riservatezza, a non cedere a fuorvianti esposizioni mediatiche, a non sentirsi investiti di improprie ed esorbitanti missioni ad non indulgere ad atteggiamenti protagonistici e personalistici che possono mettere in discussione l’imparzialità dei singoli, dell’ufficio giudiziario cui appartengono, della magistratura in generale”.
Più in generale il rispetto di principi elementari legati al buon senso e ad una comprensione delle realtà del Paese devono essere i cardini nel lavoro di un magistrato. “Non posso che ribadire con forza – sono le parole di Napolitano – l’invito che ho formulato negli scorsi anni a evitare l’inserimento nei provvedimenti giudiziari di riferimenti non pertinenti o chiaramente eccedenti rispetto alle finalità dei provvedimenti stessi, così come l’invito a usare il massimo scrupolo nella valutazione degli elementi necessari per decidere l’apertura di un procedimento e, a maggior ragione, la richiesta o l’applicazione di misure cautelari”.
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