#giornalismo al tempo di twitter
Di Linda Finardi il 14 gennaio | ore 10 : 10 AM
E’ ancora materia di dibattito, ma credo che si possa oramai affermare che l’avvento dei social network ha aggiunto qualcosa alla professione del giornalista. Twitter per i giornalisti è una preziosa fonte di informazione e uno strumento eccezionale di monitoraggio, anche se non può dirsi una fonte totalmente attendibile.
Marco Travaglio, nel suo libro “La scomparsa dei fatti” del 2006 denunciava il trionfo del relativismo informativo. In realtà, lui contestava quei casi in cui l’opinione veniva espressa per mistificare o bypassare i fatti o per nasconderli o per negligenza. L’argomentazione strutturata e il riferimento alla letteratura o a evidenze empiriche dimostra la preparazione di queste nuove figure dell’informazione e della comunicazione.
Sta succedendo, infatti, che l’opinione della gente comune ha iniziato ad avere un valore per la comunità, al contrario del passato in cui il sapere era custodito da una cerchia ristretta di professori, professionisti ed esperti. In un certo senso l’imparzialità che si richiede al giornalista oggi deriva maggiormente dalla fedeltà alla propria opinione, al proprio pensiero, alle proprie intuizioni. La vecchia regola del giornalismo «delle cinque W» (Who, What, When, Where e Why) si potrebbe aggiornare a «delle cinque W+V» con l’aggiunta di “View”.
Succede intanto che l’autorevolezza del giornalista dipende sempre meno dalla legittimazione data dal direttore del giornale per cui lavora, e dalla relativa testata, e sempre più da quella concessa dai suoi followers: una personalizzazione e un’indipendenza che trasforma il ruolo perfino dell’Ansa, che spesso arriva parecchie ore dopo alla notizia già diffusa dai social. Sono i casi in cui la notizia parte direttamente dal giornalista su twitter, bypassando testata e agenzie, o da “osservatori amatoriali”. Attorno al giornalista con una buona web reputation si crea una comunità di lettori che non solo non appartengono obbligatoriamente alla stessa testata, ma che allo stesso tempo possono dare il proprio contributo ai lavori di cronaca, orientando il giornalismo ad un modello partecipato. Il ché include comunque e a maggior ragione la verifica alla veridicità della notizia. Una potenziale forza dei giornalisti che possono spostare i lettori da una testata all’altra a seconda dei propri trasferimenti, grazie al capitale sociale accumulato via social network.
La stessa immediatezza e la possibilità di diffondere rapidamente le informazioni fa si che le notizie vengano diffuse su twitter da persone non per forza professionisti. Queste diventano preziose fonti di informazione per gli stessi giornalisti professionisti e non a caso le redazioni hanno iniziato a monitorare costantemente i movimenti su twitter. Se gli spunti sono forniti sempre più spesso dai cittadini e dalle persone che casualmente si trovano testimoni di un fatto, allora al giornalista deve spettare il delicato e più impegnativo compito dell’analisi, dell’approfondimento e dell’investigazione. Già diversi quotidiani si sono riorganizzati in funzione della velocità di diffusione delle informazioni nel web e dei nuovi strumenti di lettura come l’Ipad. Difficile oramai con il web ai livelli di sviluppo attuali stabilire chi sia stata la prima testata a dare la notizia: se una volta il “vero” giornalista era colui che arrivava prima a dare una notizia, e poteva vantarsi dello scoop, oggi è colui che in essa riesce ad andare più in profondità.
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