Garlasco: le motivazioni dell’assoluzione di Stasi

Tra le motivazioni, mancanza di un chiaro quadro di colpevolezza e la ragionevole ricostruzione degli eventi da parte dell'imputato

Di Valentina Cervelli il 17 marzo | ore 07 : 47 AM


Sono state rese note le motivazioni alla base della sentenza di assoluzione di Alberto Stasi, unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nell’agosto del 2007 a Garlasco. Lo scorso dicembre il giudice Stefano Vitelli aveva assolto il ragazzo per insufficienza di prove.

Nelle motivazioni della sentenza spiega quali elementi lo hanno portato a tale decisione. Secondo il gup, quello che è emerso dal dibattimento, è “un complessivo quadro istruttorio da considerarsi contraddittorio e altamente insufficiente a dimostrare la colpevolezza dell’imputato, secondo la fondamentale regola probatoria e di giudizio dell’oltre ‘ogni ragionevole dubbio”.
La ricostruzione dei fatti non è stata infatti in grado di provvedere al dibattimento prove certe della colpevolezza dell’imputato, e non è stata in grado di trovare un possibile movente che potrebbe aver spinto Stasi all’omicidio.

Secondo il giudice Vitelli, “il racconto complessivo di Alberto Stasi in merito alle ore trascorse la sera in compagnia della propria fidanzata nell’abitazione di Via Pascoli, risulta da un lato, privo di evidenti contraddizioni e dall’altro, realisticamente articolato”, e quindi credibile nella sua versione dei fatti. Inoltre, riguardo ad “un possibile movente/occasione dell’omicidio”, continua nella sentenza, “ da parte dell’attuale imputato, non emerge una congrua prova”.

Nel lungo testo presentato dal magistrato non mancano osservazioni relative alle indagini, soprattutto in merito alla perizia informatica. Secondo Vitelli infatti le investigazioni sul computer sono state effettuate in modo errato ed hanno prodotto “effetti devastanti in rapporto all’integrità complessiva dei supporti informatici” causando “la sottrazione di contenuto informativo con riferimento al pc di Alberto Stasi pari al 73,8% dei files visibili (oltre 156mila) con riscontrati accessi su oltre 39mila files”.

Per ciò che riguarda l’ora del delitto, le motivazioni ribaltano drasticamente le ricostruzioni effettuate dai pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci. “E’ più che ragionevole”, scrive infatti Vitelli, “affermare che la morte della ragazza si collochi nell’asso temporale immediatamente successivo alla disattivazione dell’allarme perimetrale avvenuto alle 9:12”.

Cronaca

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