Federalismo/ Terzo Polo attacca il Pd: Patto scellerato con Lega. “Ricominciamo da capo, serve almeno un altro anno e mezzo”
Di Redazione il 30 marzo | ore 14 : 41 PM
Politica interna –
Roma, 30 mar. (TMNews) – Un federalismo che “aumenta la spesa, fa continuare a scialacquare chi ha scialacquato finora e fa aumentare le tasse”. Il Terzo polo ribadisce il suo no ai decreti attuativi del federalismo fiscale, e attacca frontalmente il Pd, che ha permesso l’approvazione del decreto sul fisco regionale in virtù di un “patto scellerato” con la Lega, nel tentativo di separare i destini di Umberto Bossi da quelli di Silvio Berlusconi. Ecco perchè Udc, Fli e Api chiedono una “pausa di riflessione” di almeno un anno, un anno e mezzo, che permetta di “ricominciare da capo”, correggere le storture della riforma e “fare le cose per bene”.
Il primo obiettivo della conferenza stampa di Luciano Galletti, Mario Baldassarri e Linda Lanzillotta è dunque quello di denunciare il “grande inciucio, il patto scellerato siglato sulle tasche dei contribuenti” da Pd e Lega. Patto che si muove su due piani, secondo i centristi: da un lato, il tentativo di “sganciare la Lega da Berlusconi”, dall’altro il ‘salvataggio’ delle regioni rosse: “Con il fisco regionale si salvano solo Piemonte, Lombardia e Veneto, insieme a Toscana ed Emilia Romagna, che riusciranno a compensare i tagli”. E poi c’è “la grande truffa” dei costi standard in sanità: “L’accordo Pd-Lega prevede che i costi standard, da qui al 2030, siano pari ai costi storici del 2010. Gli sprechi dell’anno scorso dunque potranno essere perpetuati per i prossimi 20 anni”, con il paradosso che chi finora è stato virtuoso “si accorgerà che potrà spendere di più, e lo farà”.
Il secondo obiettivo è la denuncia delle “perversioni” fiscali disegnate dalla riforma. Sulle addizionali Irpef, i centristi segnalano il rischio concreto di un raddoppio dell’imposta a partire dal 2013, “esattamente dopo le elezioni politiche”, che peserà “principalmente sui tartassati, ovvero lavoratori dipendenti e pensionati”. Sull’Irap, invece, si delinea una vera e propria “fiscalità di svantaggio” per i sud: secondo le elaborazioni del Terzo Polo, a parità di fatturato, costi di produzione e costi del personale, un’impresa situata in Calabria rischia di pagare fino a 5 volte di più di un’impresa situata in Lombardia.
Infine, il terzo aspetto sollevato dai centristi riguarda l’attuazione della riforma e i suoi tempi. L’esempio scelto è quello del decreto sul fisco demaniale, tra i primi ad essere approvati: il dlgs prevedeva si compissero 18 atti, ne sono stati portati a termine “solo 2″. Da qui la richiesta a governo e maggioranza: “Dicano che si ricomincia da capo, si prendano anche un anno, un anno e mezzo in più ma facciamo le cose bene”.








