Facebook e twitter rapidi come il #terremoto
Di Linda Finardi il 26 gennaio | ore 13 : 59 PM
Avete seguito il consiglio di Italo Calvino e portato con voi in questo nuovo millennio la “rapidità”? Si perché ormai i social network ci riportano ciò che sta succedendo intorno a noi in tempo reale. Si tratta al massimo di affrontare un gap di un paio d’ore, come nel caso della Costa Concordia, o di pochissimi minuti come nel caso del terremoto che ha riguardato il Nord Italia.
25 gennaio 2012. Sono le 9:07 e arriva la scossa, 9.15-9.20 ondata di post e tweet in cui le persone cercano conferma o confermano che quello che è stato appena sentito era proprio un terremoto, 9.28 primo articolo pubblicato su una testata online. L’allarme del terremoto è stato diffuso tra gli internauti connessi in mezz’ora scarsa. Stessi tempi, e anche meno, per il terremoto del 27 gennaio.
Come potrebbe dire Calvino, il segreto del racconto che si svolge nei social network, ogni qualvolta che un accadimento è condiviso da più persone che hanno la possibilità di comunicare contemporaneamente, sta nella rapidità: “gli avvenimenti, indipendentemente dalla loro durata, diventano puntiformi, collegati da segmenti rettilinei, in un disegno a zigzag che corrisponde ad un movimento senza sosta” e alla fine questi punti e queste rette formano la Rete.
A differenza di ciò di cui parla Calvino nei casi recenti citati il tempo narrativo del racconto non è dilatato, compresso, ciclico o immobile, non è manipolabile: è quasi tempo reale. Il racconto trascritto in facebook, che ha molti più tratti della comunicazione orale, segue la velocità mentale di ogni partecipante nel momento della percezione dell’avvenimento.
La rapidità nella successione delle informazioni rimandano ad un senso di ineluttabilità contro cui non è facile lottare, perché tratto intrinseco del nostro tempo. Tanto che allo stesso modo trovano diffusione le tendenze più “slow”, contrarie ai ritmi frenetici della vita moderna, come il simply living, il downshift e via dicendo. Non si tratta però di dare un valore in termini assoluti a questo ritmo, come d’altronde non intendeva fare nemmeno Calvino.
Alcuni sostengono che dalla rivoluzione industriale, passando per lo sviluppo dei trasporti, fino alla rivoluzione informatica che permette comunicazioni immediate, l’esperienza della grande velocità è diventata fondamentale nella vita umana.
In verità la velocità ha incantato l’uomo da sempre. Calvino riporta in Lezioni Americane le curiose parole di Leopardi, il quale estasiato dalla velocità con cui permettevano di andare i cavalli scriveva: “La velocità, per esempio, de’ cavalli o veduta, o sperimentata, cioè quando essi vi trasportano (…) è piacevolissima per sé sola, cioè per la vivacità, l’energia, la forza, la vita di tal sensazione”. Non si tratta, dice Calvino, di arrivare prima ad un traguardo, ma piuttosto di tempo risparmiato per più tempo da perdere. E questa, dice, è una buona cosa.
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