Fabio Cannavaro dice addio alla Nazionale
Il capitano azzurro annuncia il suo ritiro dopo i Mondiali sudafricani
Di Nando Di Giovanni il 7 maggio | ore 11 : 31 AM
Una bandiera, purché grande che sia, è destinata ad essere ammainata. Prima o poi. L’ultima, anzi, la prossima sa già quand’è che vedrà compiersi il suo destino. Dopo tredici anni d’azzurro ed oltre 130 presenze con la casacca della Nazionale, Fabio Cannavaro dice addio ai colori dell’Italia.
Durante il mini-stage della Borghesiana, infatti, tiene banco la notizia del futuro ritiro del capitano. Quella in Sudafrica, dunque, sarà l’ultima kermesse che vedrà il napoletano protagonista al centro della difesa della Nazionale. «Dicono già ora che sono troppo vecchio, figuriamoci cosa direbbero ad agosto». È con la classica ironia del partenopeo che il capitano dell’Italia annuncia il suo ritiro imminente, non appena sarà esaurita la trasferta mondiale.
La vita di Cannavaro ha un unico filo conduttore: l’azzurro. Quello del Napoli e della Nazionale. Nato il 12 settembre 1973, il piccolo Fabio compie l’intera trafila nelle giovanili del Napoli. Spesso raccattapalle ai bordi del ‟San Paolo”, davanti ai suoi occhi vedeva esibirsi un giocoliere dai piedi fatati: Diego Armando Maradona. Impossibile non innamorarsi di quella maglia. Fabio ha stoffa e si vede. Tant’è che l’esordio in prima squadra è praticamente fisiologico: è il 7 marzo 1993. Ottavio Bianchi siede sulla panchina degli azzurri ed il Napoli affronta la Juventus: il tecnico bresciano non ci pensa su. Entra Fabio: è il suo esordio in Serie A. La stagione si concluderà con una sua altra apparizione. Ma la consacrazione avviene l’anno successivo quando in panchina siede un certo Marcello Lippi.
È la consacrazione: Cannavaro e Ferrara compongono la verace linea difensiva dei napoletani e la squadra arriva al sesto posto, qualificandosi per la Coppa UEFA. Napoli vede sbocciare un nuovo campione, rendendo meno amaro l’addio nell’estate del 1994 di Ciro Ferrara alla Juventus per ovviare alla crisi economica della società. Le sue prestazioni fanno il giro della penisola, tant’è che il suo esordio con la maglia dell’Under 21 avviene di lì a poco. Cesare Maldini sta per dare inizio a quel ciclo di vittorie che faranno le fortune del calcio giovanile italiano: Cannavaro partecipa da titolare alle due spedizioni che vedono gli ‟azzurrini” campioni d’Europa nel 1994 e nel 1996.
Il suo nome circola già sulle scrivanie delle squadre della top-class. Il suo passaggio al Parma nell’estate del 1995 segna la sua definitiva ascesa nel calcio che conta. Assieme a Buffon e Thuram costituisce la spina dorsale di una squadra che riuscirà a stupire in Italia, così come in Europa, conquistando due Coppa Italia (1999 e 2002), una Supercoppa Italiana (2000) ed una Coppa UEFA (1999). Ma Fabio non stupisce solo sulla Via Emilia: infatti, il Commissario Tecnico della Nazionale è quel Cesare Maldini che l’ha lanciato in azzurro. Ci vuole ben poco per vedergli addosso la casacca della Nazionale maggiore: il 22 gennaio 1997, a 23 anni, Fabio esordisce in Nazionale contro l’Irlanda del Nord a Palermo.
Conclude il suo ciclo a Parma nell’estate 2002 quando, nell’ultimo giorno di calciomercato, viene acquistato dall’Inter di Massimo Moratti. Sono due stagioni amare: la squadra non gira e Fabio è spesso vittima di infortuni. Il feeling con la maglia nerazzurra stenta a crescere: nel 2004 viene frettolosamente bollato come ‟cotto” e viene ceduto alla Juventus in cambio del portiere uruguaiano Carini. È la rinascita. Sotto la guida di Capello, la sua Juventus è una corazzata che domina incontrastata per due anni: solo la giustizia sportiva cancellerà dalla bacheca i due scudetti vinti sul campo.
Ciononostante Cannavaro torna quello di un tempo, presentandosi in forma smagliante per la Coppa del Mondo in Germania, nel 2006. La bufera di Calciopoli sta per devastare gli equilibri del campionato di calcio. Il capitano viene fischiato sonoramente quando la squadra si raduna a Coverciano per preparare la trasferta tedesca. Fabio è un leone ferito, in gabbia, che scalpita per dimostrare che quelle vittorie sono frutto del suo sudore. Assieme a Nesta, poi a Materazzi, il capitano si conferma baluardo insuperabile, concedendo solamente due reti alle squadre che sfidano i futuri campioni del Mondo di Lippi: un’autorete di Zaccardo contro gli USA ed un rigore di Zidane nella finale contro la Francia. Il resto è storia.
Pallone d’Oro e FIFA World Player nel 2006, un anno d’oro per Fabio che ora veste la camiseta blanca del Real Madrid. La Juventus è stata retrocessa in Serie B e Fabio non vuole privarsi dell’opportunità di disputare la Champions League da protagonista. Tuttavia le spedizioni europee delle merengues sono dei fallimenti. I due campionati vinti consolano ben poco: le eliminazioni agli ottavi di finale sono tre e, per giunta, consecutive. Le sue fortune in terra iberica sono alterne, così come quelle in Nazionale. In vista di Euro 2008, un’entrata di Chiellini in allenamento gli fa saltare torneo. È buio pesto.
Il campione, nonostante tutto, si rialza ancora ed alla fine della stagione 2008/09 torna in maglia bianconera. Il torneo della ‟Vecchia Signora” non è assolutamente all’altezza e, talvolta, il peso degli anni si fa sentire sulla schiena di Cannavaro: la velocità non è quella esplosiva di un tempo, ma il napoletano ovvia a questo problema con un senso della posizione che, spesso e volentieri, salvano la traballante baracca bianconera.
Ora c’è la spedizione in Sudafrica. Il perno fisso della cerniera difensiva azzurra, ovviamente, è lui e tutta l’Italia del pallone si augura che l’atmosfera di particolare diffidenza che permea il tifo azzurro possa essere di buon auspicio, così come lo è stato quattro anni or sono.
La bandiera sta per essere ammainata, ma sventola orgogliosa, nonostante spiri vento di burrasca. Le grandi leggende fanno la storia quando si rendono protagonisti d’imprese che nessuno avrebbe osato fare. Sono quasi 37 anni che Cannavaro continua a stupire. E la voglia sembra ancora non essergli passata.
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