Europa, disoccupazione in forte crescita

disoccupazioneDopo le pesanti conseguenze sui mercati finanziari provocate dallo scoppio della bolla immobiliare negli USA, con il collasso dei mutui subprime e il fallimento di istituzioni finanziarie del calibro di Lehman Brothers, la crisi globale più profonda del dopoguerra sta dispiegando i suoi effetti nefasti sull’economia reale. Ed è l’Europa a mostrare i più marcati segnali di affanno su questo fronte, come fotografano con evidenza gli ultimi dati Eurostat relativi alla disoccupazione nel Vecchio Continente.

Analizzando le statistiche, emerge infatti che nell’area euro il tasso di disoccupazione di aprile è salito al 9,2%, contro l’8,9% di marzo e il 7,3% di aprile 2008; si tratta del dato più elevato dal settembre 1999. Se si allarga l’osservazione all’intera UE (comprendente tutti i 27 Paesi dell’Unione), il livello registrato ad aprile è dell’8,6%, a fronte dell’8,4% di marzo e del 6,8% di un anno fa. Ciò significa che nella UE il numero dei senza lavoro è di circa 20,8 milioni di persone, con un incremento di 556.000 unità nell’ultimo mese e di 4,6 milioni in un anno.

Mentre per l’Italia non esistono ancora cifre relative all’anno in corso (l’ultimo dato ISTAT del quarto trimestre 2008 è fermo al 6,9%), per quanto concerne gli altri Paesi è possibile sottolineare alcune tendenze in rapida evoluzione: maglia nera è la Spagna, reduce da due decenni di boom economico ed ora alle prese con una forte recessione, in cui ad aprile i senza lavoro hanno raggiunto il 18,1% (erano il 10% ad aprile 2008); in grossa difficoltà appaiono inoltre gli Stati dell’Europa orientale, con la Lettonia che in un anno è passata dal 6,1 al 17,4%, la Lituania dal 4,3 al 16,8% e l’Estonia dal 3,7 al 13,9%. I tassi di disoccupazione più contenuti si sono invece registrati nei Paesi Bassi (3%) ed Austria (4,2%); quanto alle grandi economie, la Gran Bretagna si assesta al 6,9%, la Germania al 7,7% e la Francia all’8,9%.

La disaggregazione dei dati per genere ed età fornisce ulteriori spunti di riflessione. Tra aprile 2008 e aprile 2009, l’aumento della disoccupazione ha annullato la differenza tra uomini e donne: nella UE i primi hanno visto il numero dei senza lavoro salire dal 6,3 all’8,6%, mentre il tasso femminile si è portato dal 7,3 all’8,5%. Molto negative sono invece le cifre relative alla disoccupazione giovanile, che testimoniano come gli effetti della crisi siano particolarmente pesanti sulle nuove generazioni: gli under 25 dell’UE privi di lavoro sono cresciuti in un anno dal 14,7 al 18,7%, con un picco del 36,2% in Spagna.

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2 Commenti per “Europa, disoccupazione in forte crescita”

  1. achille della ragione

    Il definitivo tramonto del lavoro

    La crisi economica mondiale sta provocando un massiccio aumento della disoccupazione, che colpisce specialmente i giovani, un effetto accelerato di un processo irreversibile che porterà in breve l’umanità a fare a meno quasi completamente del lavoro.
    Il progresso scientifico e l’automazione negli ultimi anni hanno fatto sì che, con una quota minore di lavoro, si riesca a produrre una maggiore quantità di beni e servizi, una cosa certamente positiva che nel tempo potrà liberare l’uomo dalla maledizione biblica di essere costretto con gran sudore a procacciarsi il necessario per vivere.
    Paradigmatico è l’esempio di quanto produce un contadino americano ed uno africano: il primo grazie ai fertilizzanti, alla cospicua irrigazione ed all’uso di macchinari riesce a produrre quanto cento dei suoi colleghi africani, per cui, ipotizzando che in futuro anche loro potranno usufruire degli stessi accorgimenti, fra non molto il lavoro di uno solo potrà bastare a produrre il cibo per gli altri 99, i quali potranno anche non lavorare, se però colui che produce sia disposto a dividere con gli altri il frutto del suo lavoro. E qui nascono le difficoltà forse insormontabili per l’egoismo dell’uomo, probabilmente bisognerà creare una rotazione nel lavoro: un giorno ogni cento. Una prospettiva allettante che invita però alla meditazione sulla sua fattibilità, dopo che per anni abbiamo ascoltato l’utopico slogan “lavorare meno lavorare tutti”.
    In numerosi altri campi la riduzione del lavoro è stata massiccia, mentre il prodotto ha continuato ad aumentare senza sosta, riuscendo a soddisfare gli scriteriati bisogni crescenti di una civiltà dominata dall’imperativo categorico di consumare, consumare ed ancora consumare.
    Non è ipotesi fantascientifica immaginare un mondo nel quale il lavoro non sarà necessario ed i beni ed i servizi necessari saranno realizzati dalle macchine e dai robot.
    Il problema drammatico sarà costituito dalla distribuzione dei prodotti, venuto meno anche l’uso del denaro o quanto meno del modo per procacciarselo al quale siamo abituati. Ed a complicare ulteriormente il quadro vi è il moloch della globalizzazione, che annulla le decisioni e le volontà non solo dei cittadini, ma degli stessi Stati, impotenti davanti al potere cieco delle multinazionali.
    Potremo in futuro, quanto prima, liberarci dal fardello del lavoro, ma dovremo affrontare e risolvere una serie di non facili problemi: distribuire equamente la ricchezza e creare una reale uguaglianza tra nazioni e cittadini.
    Un compito arduo ed affascinante che dovrà essere l’obiettivo delle nuove generazioni, le quali dovranno essere in grado di trasformare la crisi attuale in occasione di crescita. Una rivoluzione che cambierà la nostra vita, il nostro modo di pensare e di relazionarci col prossimo. In caso contrario ci attendono fame, rivolte, guerre ed una instabilità politica generalizzata con il tramonto della democrazia e l’instaurarsi ubiquitario di tirannie.
    Achille della Ragione

  2. Ciao Achille, ho letto molto attentamente e sono rimasto colpito dal tuo commento. Complimenti. Tuttavia non condivido molto da tua opinione in quanto credo che vi sono lavori in cui un robot non potra’ mai sostituire un essere umano, per questo non si arriverà mai a cio che dici.
    Inoltre ti faccio un esempio pratico accaduto proprio nell’azienda dove lavoro (settore automotive): nel reparto di produzione fino a qualche anno fa lavorevamo su 3 turni pure il sabato, poi con l’avvento di Cina, Romania ecc.., le grandi multinazionali giustamente hanno preferito decentra la produzione e affidarsi a questi paesi a causa del basso costo del lavoro.
    Solo l’intuizione del proprietario che ha investito su 10 robot ha fatto si che 50 dei 100 lavoratori siano ancora a lavorare. Infatti senza quei robot (1 gestisce 3 macchina e fa il lavoro di 3 persone) non avremmo piu potuto competere con questi paesi.
    Quindi penso io meglio everne salvati 50 che persi tutti.

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  1. Maurizio: Brunetta giusto davanti a uno ...
  2. Ganni di Girolano: a noi invece interessa eccome!...
  3. luca22: NON C'E' 1 EURO DI SOLDI PUBBL...
  4. davide: Ancora con questa storia??? NO...
  5. pia chiariello: vorrei solo,semplicemente da d...
  6. Carlo Cillara Rossi: Dove si trova la norma dei 50 ...
  7. istrice: Bene ! finalmente qualcuno che...
  8. Mario Simonetti: Chissà perchè tutti gli altri ...
  9. giuseppe ciccia: non sono ne un drogato e nemme...
  10. Pier Luigi Delvigo: La cadenza statistica è rispet...
  11. ziki zaleus: ma lo fanno ancora parlare que...
  12. Roberto Scarlatta: Io invece non faccio le condog...
  13. mario antonio pierra: Ma non diciamo castracanerie, ...
  14. de lucia ciro: dico che l europa dovrebbe piu...
  15. maria antonia pierro: ogni persona nel mondo è un be...
  16. Lorenza L.: Si sa qualcosa su come è andat...
  17. anthony: Caro A.D., dei miei stivali,p...
  18. sciole antonio: caro putin con l'allontanament...
  19. marcon rosanna: io sono una signora di 50 anni...
  20. giampietro miotto: caro ignazio, ti ho difeso qu...

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