Esperti di Medio Oriente chiedono ad Obama di aiutare la Siria
Di Ennio Emanuele Piano il 21 dicembre | ore 15 : 46 PM
In Siria i morti sono oramai oltre i cinquemila, l’esercito rivoluzionario (“Free Syrian Army”) conta sempre più adesioni, la guerra civile, se non è già cominciata, è imminente. Per questo motivo un gruppo di decine di commentatori, giornalisti e attivisti, esperti di cose mediorientali, ha firmato una lettera indirizzata al Presidente Obama in cui chiede un maggior impegno da parte di Washington per porre fine alle violenze del regime di Assad.
“Caro Presidente
la situazione in Siria si sta rapidamente deteriorando. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani riporta che oltre 5000 civili siriani sono stati uccisi, e più di 14000 arrestati, da quando il Presidente Bashar al Assad ha iniziato la repressione delle proteste anti regime”
Il pericolo, aggiungono i firmatari della lettera, è appunto quello che gli scontri si evolvano in una “guerra civile”.
“Gli interessi americani in Siria sono chiari. Il Governo Siriano, che compare fin dal 1979 nella lista degli stati sostenitori del terrorismo del Dipartimento di Stato, mantiene legami strategici con Iran, Hamas ed Hezbollah” ovvero Stati o organizzazioni che minacciano la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei suoi alleati nella regione.
“L’ascesa di un governo rappresentativo in Siria, che protegga i diritti di tutti i cittadini e si opponga all’estremismo violento in tutte le sue forme sarebbe un colpo significativo per Tehran e concorrerebbe fortemente al raggiungimento della sicurezza e della stabilità regionali”
“Per questi motivi crediamo che Lei [il Presidente Barack Obama] debba immediatamente intraprendere le seguenti iniziative per porre fine alla brutalità di Assad:” sostenere la proposta di legge bipartisan promossa dai senatori Kirk e Lieberman che prevede ulteriori sanzioni per il regime siriano; collaborare insieme ad altre nazioni per rafforzare la pressione nei confronti di Assad; entrare in contatto con i gruppi d’opposizione (“specialmente il Consiglio Nazionale Siriano“) e con l’esercito rivoluzionario; lavorare assieme alla Turchia per la creazione di una zona protetta entro i confini siriani ove far confluire i profughi causati dalle violenze del regime.
La lettera si conclude con la seguente esortazione: “Il popolo siriano sta chiedendo protezione dal regime di Assad. È un obbligo morale e nostro [degli Stati Uniti] interesse assisterli”.
Tra i promotori della missiva commentatori neoconservatori come Bill Kristol, Jamie Fly ed Elliot Abrams, il collaboratore del Partito Liberale (Wafd) egiziano e sostenitore della democratizzazione del Mondo Arabo Kheiri Abaza, l’attivista siriano per i diritti umani Ammar Abdulhamid e il giornalista libanese Hussain Abdul-Hussain.
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