Ero un fascista di sinistra

Di Giacomo Caniparoli il 25 agosto | ore 18 : 56 PM


Sebbene dal titolo questo scritto potrà sembrare la pagina di un diario, non è così, purtroppo il fenomeno che ho auto-diagnosticato su di me è più diffuso di quanto si possa pensare; alcuni diranno che è normale, che fa parte dell’ideologia, io sinceramente arrivato a venticinque anni, penso che l’ideologia sia ben altro.

C’è stato un periodo della mia vita durante il quale, senza rendermi conto, esprimevo opinioni in maniera automatica, spontanea, riguardo a problematiche anche complesse che necessitavano invece di un’analisi decisamente più profonda; semplicizzavo, banalizzavo, davo per scontate cose che scontate non sono affatto.
Mi sono reso conto di questo fenomeno, di questa mancanza di spirito critico soggettivo, durante la recente questione referendaria su acqua, nucleare e legittimo impedimento e me ne sono accorto perchè sono stato investito e attaccato da quell’ondata di tanti me speculari, che circolano in certi ambienti di sinistra.
Va bene, non è giusto fare di tutt’erba un fascio, come è logico che sia esistono persone con idee di sinistra ragionevoli e critiche, ma per quanto possa valere, la mia esperienza personale durante quel periodo, specialmente a confronto di ragazzi giovani, fu deplorevole.

Ricordo che approfondendo la questione dell’Acqua (sulla quale non voglio tornare adesso) decisi che, dal mio punto di vista, votare i due SI al referendum non era giusto e a fronte di questa presa di posizione cominciai a spiegare le mie ragioni. Quello che mi si schiantò contro, con offese e banalizzazioni gravi delle questioni, era il mio essere precedente, era la violenza (non fisica, ma ben più aggressiva perchè subdola, psicologica) di quei tanti me che volevano impormi senza motivare, senza fondare una controtesi, il loro doppio SI referendario.

Ricevetti offese, inviti ad autoeliminarmi, e accuse sul mio essere arrogante e su tutt’altre tematiche che non quella del referendum; fu durante quei giorni che maturai il concetto di “fascismo di sinistra” (non parlerò del possibile “fascismo di destra”, dato che non ho frequentato quegli ambienti in prima linea, parlo di quello che conoscono e che ho vissuto).
Volendo utilizzare un termine molto forte e molto odiato in Italia, come quello di “fascismo”, cercavo e cerco di indicare quell’atteggiamento che non contempla le ipotesi e i pensieri dell’altro, che non si mette in discussione, che non ragiona, che non valuta, che non parla, ma che vuole semplicemente imporre, piantare, conficcare e se non ci riesce: screditare ed eliminare.

Giudicai fascista, oltre al comportamento di certe persone con le quali avevo a che fare, anche la modalità di propaganda con la quale su Facebook (e non solo) si cercava di plagiare e forzare le persone, quella propaganda che sparava dritta negli occhi la scritta “QUATTRO SI” e niente di più, non una spiegazione ulteriore, o ancora: “L’ACQUA PUBBLICA NON SI TOCCA”, banalizzando gravemente una tematica sulla quale si potrebbe discutere per giorni e giorni (i risultati “positivi” che poi vennero fuori, non fanno che confermare l’invasiva e funzionale brutalità di quel metodo).

Ricordo che in quel periodo, lo stesso trattamento che mi veniva riservato, veniva riservato anche a personaggi illustri che si ponevano in posizione differente dai famosi 4 SI, come Oscar Giannino, che durante la sua trasmissione radio dovette sopportare con pazienza le offese (perchè solamente di vere e proprie offese personali si trattava) che riceveva dagli ascoltatori che telefonavano.

Passata quella sessione referendaria posso dirmi una persona diversa, cambiata dagli eventi, e non soltanto perchè l’aggressività è inaccettabile, ma perchè c’è un modo di vivere che va cambiato, un modo di pensare che va cambiato. Quell’esperienza mi ha segnato ed insegnato, che prima di un culto per una fazione politica deve venire il culto per la “libertà di espressione”.
Oggi non esprimo più pareri automatici, spontanei e tendenzialmente di sinistra solamente perchè supportati da una folta schiera di ragazzi come me, che tragicamente “la pensano alla stessa maniera”; oggi cerco, nei limiti del possibile, di farmi un’idea in profondità sulle differenti questioni, a costo di passare per incoerente o qualunquista, di avere in un ventaglio di opinioni assimilabili alla sinistra, al centro, e alla destra.

La vera Rivoluzione che dovrebbe toccare i giovani, dovrebbe riguardare non la foga, non la partecipazione stupida e accesa (non è di certo l’energia impiegata che esemplifica la qualità) ma il rispetto e soprattutto una cosa che rischia di venire seppellita dall’opinione automatica, ovvero: l’Ascolto.
Troppe volte in un ebetismo collettivo, mi sono trovato obbligato ad acconsentire alla costruzione di una cortina oltre la quale delimitare il Nemico, oltre la quale, negli ambienti di sinistra che frequentavo, veniva quotidianamente posta: la chiesa, tutto il comparto politico\giornalistico che poteva essere assimilabile al centrodestra, i sindacati non estremisti, e chiunque non fosse aderente all’opinione maggioritaria di sinistra, finanche l’opinione non maggioritaria stessa, mai ascoltata e subito depennata.

Vedo ancora la tendenza ad additare, ad ostracizzare e a tagliare fuori prima ancora di aver ascoltato i concetti, i punti di vista: è quello che facevo io, è quello che sono stato costretto a subire io (ostracizzato ed inascoltato) e che per questo ho imparato ad evitare.
Ricordo la questione di Pomigliano, la questione Referendaria, l’argomento immigrazione, l’argomento culturale\religioso, la riforma Gelmini (riguardo alla quale si sapeva solo “che era sbagliata”, nemmeno i professori stessi erano capaci di spiegare di cosa si trattasse nel dettaglio), il concetto di Famiglia, il concetto di Ordine, il concetto di Stato, e via e via, in una valanga di argomenti e questioni serie, drammaticamente formalizzate e archiviate, imposte dalla sinistra a pena esclusione dall’ambito sociale stesso.

Adesso senza rancore, senza opinioni prese a priori, a prescindere, quando vedo la televisione o leggo dei quotidiani, ascolto le parole dei Sallusti, dei Belpietro, dei Di Pietro, del Vaticano, dei sindacati, di Berlusconi, di Tremonti, e soltanto dopo aver sentito le parole, i concetti, mi faccio un’idea, anche se non condivisa; sembra un concetto elementare è vero, e proprio per questo è mostruoso come non venga assolutamente attuato (in barba per giunta, a qualsiasi principio democratico, di rispetto e uguaglianza).

Quello che dico è che esiste un pericoloso, fascista, “potere del concetto a prescindere”, preso in blocco e sigillato, che ha la forza di plasmare e costringere, appiattire, schiacciare, automatizzare, ridurre al ridicolo il senso critico soggettivo delle persone e che vedo questo potere farsi largo specialmente con il ritorno alla partecipazione politica “virtuale”, ovvero propria del mondo di internet, dove ogni argomento è banalizzato in poche righe e dove si può interiorizzare una posizione, mettendola semplicemente come “foto profilo”, senza scendere minimamente in profondità.

Se questa dovesse essere la nuova partecipazione, un avvicinarsi alla politica come ci si avvicina al tifo calcistico, con irruenza e imbecillità, ci sarà da rimpiangere il sano menefreghismo politico, l’astensionismo, che aveva dalla sua quantomeno il portare al voto soltanto i soggetti veramente interessati e forse un minimo preparati, incrociamo le dita.

Dispensare , , ,

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4 Commenti

  1. Aemilius 49, 9 meses fa Replica

    I miei complimenti per la sincerita’ di questa pagina di diario o di condivisione del proprio vissuto che fa onore all’autore, che ora scrive in modo non solo chiaro, ma anche da me condivisibile per cio’ che riguarda alcune idee esposte.
    Scusami, se , all’uscita del tuo primo (?) articolo, avevo un po’ criticato quel tuo iniziale modo di scrivere, che mi sembrava volutamente troppo vicino al politichese quasi sempre incomprensibile: vedo che hai talento e idee chiare: continua cosi’,ti leggero’ volentieri!

    • Giacomo Caniparoli, 8 meses fa Replica

      Molte grazie :)

  2. wallace, 8 meses fa Replica

    Il mio è un grazie “partecipe” da un 44enne che la vede cosi da un bel po di tempo. Il fascismo vuole l’appiattimento,la ragione no.

  3. Francesca, 8 meses fa Replica

    Ti stimo


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