Egiziani al voto
Di Ennio Emanuele Piano il 28 novembre | ore 19 : 36 PM
Dopo oltre 55 anni di dittatura militare, nasserismo e dispotismo nazionalista, circa cinquanta milioni di elettori sono chiamati a scegliere liberamente, per la prima volta dalla caduta di Mubarak, i loro rappresentanti nel parlamento egiziano. Dalle 8 (ore egiziane) di stamane, sono cominciate le procedure elettorali, disturbate solo da qualche caso (riporta il Wall Street Journal) di compravendita dei voti, mentre non sono giunte al momento notizie di violenze più o meno gravi. Quello di oggi è soltanto il primo di una numerosa serie di turni elettorali che compongono la complicata procedura (qui spiegata da Al Jazeera con un’infografica) decisa dalla giunta militare che controlla il governo: oggi, il 14 dicembre ed il 2 gennaio gli egiziani (divisi a seconda del governatorato d’appartenenza) sceglieranno i rappresentanti che andranno a comporre la Camera dei Deputati del Cairo, il cui nome sarà “Assemblea del Popolo”; il 29 gennaio, 14 febbraio e 4 marzo saranno scelti invece i membri della Shura, il Senato egiziano; infine, in un’imprecisato giorno di marzo sarà il turno delle elezioni presidenziali.
Sebbene spalmate su un periodo di cinque mesi, le elezioni daranno già da oggi (o meglio: da quando saranno scrutinati i voti espressi oggi, questione di giorni o settimane) un segnale importante dell’effettivo peso delle forze politiche che animano la società industriale: pare ormai certo che ad uscire vincitori (senza forse ottenere la maggioranza assoluta) saranno i Fratelli Musulmani, rappresentati alla corsa elettorale da numerosi partiti, uno per ogni “anima” del Movimento. Ad Alessandria, seconda città del Paese per numero di abitanti (circa 4 milioni), dovrebbero avere un forte successo anche i gruppi più integralisti tra quelli d’ispirazione religiosa, quei scalfiti che qui, secondo un alessandrino intervistato dal Wall Street Journal, avrebbero addirittura la loro “capitale”.
Le cancellerie occidentali così come i cittadini copti (numerosa minoranza cristiana oggetto di numerose violenze da parte di esercito e scalfiti negli scorsi mesi) sperano invece in una avanzata del fronte laico-liberale, l ‘Egyptian Bloc, che si oppone duramente ad uno Stato regolato secondo precetti religiosi e chiede invece che tutti i cittadini, al di là della fede d’appartenenza, siano trattati allo stesso modo da Istituzioni non di parte.
Particolarmente preoccupata per l’andamento delle lezioni si è dichiarata anche la leadership israeliana, la quale teme che un’eventuale vittoria islamista andrebbe a mettere in discussione i tanto agognati accordi di Camp David firmati a suo tempo da Sadat, il predecessore di Hosni Mubarak, e che hanno garantito a sicurezza del confine tra i due Paesi mediorientali per trent’anni.
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