Inchiesta Egitto: Ora molti i Paesi arabi a rischio ribellione

Una grande opportunità ma ci sono anche rischi

Di Alessandro Olivieri il 11 febbraio | ore 20 : 31 PM


La storia di un lungo regime è finita. Il problema però va oltre l’Egitto e l’Amministrazione deve far fronte alla sfida di come incoraggiare l’elezione di governo che non solo rispondano alle necessità dei loro elettorati ma anche agli interessi statunitensi nella regione.

La lista dei Paesi a rischio di rivoluzione è lunga. In Arabia saudita, l’anziano monarca Abdullah governa – oltre a un quinto delle riserve petrolifere mondiali – una popolazione in gran parte influenzata dall’interpretazione più anti-occidentale dell’Islam; i Saud sono appoggiati dall’elite saudita perché l’alternativa sarebbe quella di un governo islamico. La Giordania è da anni un alleato dell’Occidente ma non certo per decisione della popolazione, formata in gran parte da persone di origine palestinese e irachena.

Infine, nello Yemen si moltiplicano le proteste contro il presidente Ali Abdullah Saleh, che ha accettato di condurre operazioni anti-terrorismo in cooperazione con gli Stati Uniti: il Paese ospita infatti l’organizzazione terroristica vicina ad Al Qaeda più attiva nella regione.

Le dimissioni del presidente egiziano Hosni Mubarak hanno provocato grandi festeggiamenti al Cairo e – agli occhi di Washington – creato un vuoto di potere in Medio Oriente, una situazione che presenta grandi opportunità ma anche notevoli rischi: è quanto scrive oggi il quotidiano statunitense The Washington Post.

Mubarak, appoggiato o tollerato da cinque diverse Amministrazioni statunitensi in nome della stabilità regionale ma a spese dell’immagine dell’America tra gli egiziani, lascia dietro di sé delle sostituzioni rigide e delle leggi proprie di uno Stato di polizia, compreso lo stato di emergenza mai revocato nel corso del suo lungo mandato al potere.

L’atteggiamento dell’amministrazione Obama è stato quello di concentrarsi prima di tutto su come l’Egitto dovesse essere governato, lasciando in secondo piano la questione di chi dovesse detenere il potere: solo negli ultimi giorni della crisi Washington ha preso decisamente posizione contro la permanenza del rais.

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