Ecco perché Monti non vuole le Olimpiadi

Troppi soldi pubblici da investire per un paese che ha intrapreso la strada per uscire dalla crisi.

Di Salvatore Giambelluca il 14 febbraio | ore 12 : 14 PM


L’argomento che tiene banco in questi giorni è la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020. La candidatura della capitana italiana è stata avanzata già da diverso tempo, manca però la fondamentale lettera d’impegno da parte del governo, il silenzio di questi giorni del premier Mario Monti ha preoccupato gli organizzatori e i molti testimonial che si sono schierati a favore dell’evento olimpico.

Come la Grecia. Imprenditori, sportivi e politici sono uniti nel sostenere una manifestazione di questo tipo nella Capitale a sessantanni di distanza dall’ultimo precedente, ma c’è lo spauracchio econimico dietro l’angolo: Troppi dubbi, troppe incognite. Troppi i soldi pubblici da investire per impegnare un Paese che ha appena imboccato la via d’uscita dalla crisi. Alcuni fanno l’esempio della Grecia, Atene 2004 insegna che le Olimpiadi sono una grande occasione, ma anche un grande rischio: non a caso la crisi della Gracia iniziò proprio dopo i giochi olimpici.

Quanto costano le Olimpiadi. I dubbi del premier Monti nascono nel garantire un impegno economico sostanzioso. In un primo momento Roma aveva stimato in 42 milioni di euro la cifra necessaria a portare avanti la candidatura, 16 dei quali sono stati già spesi per la pre-candidatura presentata al CONI. Nel caso Roma venisse scelta come città organizzatrice, i costi si sdoppierebbero. Una parte verrebbe garantita dal Comitato olimpico internazionale attraverso il ricavato della cessione dei diritti televisivi e le sponsorizzazioni: Roma stima di ricavarne oltre due miliardi di euro. L’altra parte è quella che dev’essere garantita dalla città ospitante. Roma pensa di spendere circa quindici miliardi di euro, somma che sarà finanziata, si legge, «da soggetti pubblici e privati attraverso fondi, contributi, project financing e forme di partenariato pubblico-privato».

Chi vuole i giochi. Il pressing per i giochi è fortissimo, specie dai partiti politici oltre ovviamente al sindaco di Roma, Gianni Alemanno. A dare manforte al primo cittadino della capitale scende comunque in campo anche il presidente della provincia Nicola Zingaretti. «Sin dal primo momento – afferma l’esponente del Pd – abbiamo sostenuto la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020. Consideriamo questo appuntamento non come una spesa, bensì come un investimento per l’intero Paese, un’opportunità che può permettere all’Italia un forte rilancio di fronte al mondo intero». «Quelle di Roma – prosegue – possono essere Olimpiadi attente ai costi, ma in grado di ridare nuova luce e nuovo smalto al nostro paese. Mi auguro che il governo comprenda il valore di questa operazione e la sostenga fino in fondo». Anche Di Pietro si schiera a favore delle olimpiadi: «ci sono casi in cui le Olimpiadi hanno rilanciato la città, come Barcellona, altri casi, come Atene, in cui è stato un disastro», ricorda a Tgcom24 il leader dell’Idv. «Chi paga queste Olimpiadi? E’ meglio farle che non farle, ma farle fare a persone pulite e con capitali privati. Bisogna fare attenzione, la prima cosa a cui bisogna pensare non è cosa fare di bello ma cosa bisogna evitare. Perché alla fine i soldi ce li rimette sempre lo Stato», aggiunge Di Pietro.

Oggi l’incontro. Il premier Mario Monti incontrerà il sindaco di Roma Gianni Alemanno, i presidenti del comitato organizzatore Gianni Letta e Mario Pescante e quello del Coni, Gianni Petrucci, dopo il Consiglio dei Ministri in programma oggi per annunciare la decisione del Governo sulla candidatura di Roma 2020. Stando alle indiscrezioni, il parere del premier dovrebbe essere negativo e il gelido comunicato con cui ieri palazzo Chigi aveva smentito la messa in agenda di un faccia a faccia tra Monti e Alemanno non sembra certo deporre a favore delle speranze del sindaco.

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