Due donne contro la storia

Di Diego Mastroberardino il 11 maggio | ore 19 : 55 PM


1969-1981 circa. In questo intervallo di tempo, si sono susseguiti alcuni fatti tragici, che hanno fatto la storia della giovane Repubblica Italiana. Questi anni sono meglio conosciuti come “anni di piombo”, iniziati nel 1969 con 8 attentati che scuotono l’opinione pubblica, è l’inizio della strategia della tensione.

Il 12 dicembre dello stesso anno, nella banca dell’ Agricoltura in piazza Fontana a Milano, una bomba provoca la morte di 17 persone e il ferimento di 88. Bombe esplodono anche a Roma alla Bnl di via Veneto, dove rimangono ferite 16 persone, e alla tomba del milite ignoto, il primo avvenimento prenderà tristemente il nome di “strage di piazza Fontana”…
Il 15 dicembre, Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico tra i sospettati della strage di piazza Fontana muore dopo esser precipitato dal quarto piano della questura dove è interrogato dal commissario Calabresi. I poliziotti sostengono che sconvolto dall’interrogatorio si sia gettato da solo, mentre la sinistra dichiara che sia stato spinto. La verità sulla sua morte non è mai stata svelata.

Golpe politici da parte dell’estrema destra e omicidi fino ad arrivare al 1971, in data 17 Maggio in cui il commissario Luigi Calabresi, è assassinato sotto la sua abitazione di Milano. Verrà prima accusata l’estrema destra e arrestati Giovanni Nardi e Luciano Bruno Stefanò. Poi nel 1988, dopo le dichiarazioni del pentito Leonardo Marino verrà incriminato come mandate Adriano Sofri, leader di Lotta Continua nel 1972, formazione di estrema sinistra.

Ai giorni nostri, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha voluto incontrare i familiari delle vittime del terrorismo politico di tutte le sponde, e nel giorno della Memoria, 9 Maggio (giorno dell’assassinio di  Aldo Moro), si sono ritrovate al Quirinale per la prima volta nella loro vita, di fronte l’una all’altra, le vedove Pinelli e Calabresi, le quali con gesto spontaneo si sono strette la mano commemorando gli omicidi dei loro cari, e forse ponendo definitivamente la parola fine ad una diatriba che dura da anni, distruggendo quella barriera creata più che da loro, dall’opinione pubblica e dalla pressione dei più.

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