Diabete: il test che predice il rischio di ictus
Di Tiziana Foglio il 23 agosto | ore 14 : 14 PM
Riuscire a prevedere l’ictus è praticamente impossibile, anche se si conoscono perfettamente cosa lo scatena e le conseguenze. I soggetti più a rischio sono naturalmente i diabeti, i cardiopatici, ma anche le persone sane. Ma i ricercatori italiani hanno scoperto un profilo genetico nei malati di diabete in grado di stabilire se un soggetto è destinato a sviluppare un ictus ischemico nell’arco di 6 anni.
Lo studio è stato pubblicato su Diabetes e appartiene ad un gruppo di ricercatori della facoltà di Medicina dell’Università Cattolica-Policlinico “A.Gemelli” di Roma, in collaborazione con i colleghi scozzesi della University of Dundee.
I ricercatori hanno scoperto una corrispondenza tra la mutazione combinata di 5 geni infiammatori e il rischio di ictus ischemico. Lo studio preliminare, pubblicato su Diabetes, è iniziato nel 2004 e ha raccolto i dati di 18mila pazienti tutti affetti da patologie a rischio di ictus. Fin ad oggi la squadra di ricercatori ha analizzato un campione di 2100 persone, tutte malate di diabete tipo 2, che è la forma di diabete più diffusa.
Da questa prima fase di ricerca è emerso che il rischio di ictus va di pari passo con l’aumentare del numero di mutazioni (da 0 a 5) presenti nel singolo soggetto. Generalmente, infatti, chi soffre di diabete ha un rischio medio di essere colpito da ictus pari al 5%. Mentre nei casi in cui è presente questa mutazione combinata, il rischio aumenta più del doppio, fino all’11%. Se la mutazione, invece è completamente assente il rischio di sviluppare un ictus ischemico si riduce fino all’1%.
I dati dei 18 mila pazienti verranno studiati entro un lasso di tempo che andrà dai 12 ai 18 mesi e l’analisi verrà effettuata dal team di ricerca italiano in collaborazione con i più importanti centri di ricerca sull’ictus di Inghilterra, Scozia, Germania, Spagna, Portogallo e USA. Questo secondo studio servirà a verificare l’incidenza della mutazione genetica su pazienti con patologie diverse dal diabete.
L’obiettivo finale dello studio è quello di realizzare un test genetico da eseguire in modo semplice e che sia anche relativamente economico.
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