Debito Usa, accordo trovato. Tagli per 2.400 miliardi di dollari. Scongiurato il rischio default

Di Paolo Gallazzi il 1 agosto | ore 10 : 14 AM


La minaccia di default è stata scongiurata. I mercati di tutto il mondo hanno accolto oggi con un sospiro di sollievo la notizia dell’accordo raggiunto da Camera e Senato per l’innalzamento del tetto del debito Usa. Alle 20:40 (ora di Washington) il presidente Barack Obama annuncia ad una nazione in attesa da giorni che l’incubo è finito: “I leader dei due partiti, nelle due Camere, hanno raggiunto un accordo che ridurrà il deficit ed eviterà il default, un default che avrebbe avuto un effetto devastante sulla nostra economia. Comincia a diradarsi l’incertezza che pesava sulla nostra economia”.

Lo storico accordo bipartisan prevede un aumento in tre fasi del tetto del debito: 400 miliardi di dollari subito, altri 500 nel corso del primo anno ed infine 1.500 entro la fine del 2012. Per un totale di 2.400 milioni di dollari. Lo scopo è quello di concedere più tempo al Tesoro per emettere nuovi titoli pubblici.

Naturalmente è stata prevista una manovra di tagli alle spese in parallelo con l’aumento del tetto del debito e di uguale valore: 2400 miliardi di dollari in dieci anni. La riduzione del deficit sarà divisa in due fasi, con un taglio di 917 milioni di dollari nella prima fase ed i restanti 1.500 nella seconda, condizionati comunque dalle decisioni di una speciale commissione congressuale nominata dai quattro leader, repubblicani e democratici, di Camera e Senato.
In caso di un mancato raggiungimento di un accordo in tempo utile della commissione, scatterebbero in automatico tagli per un totale di 1.200 miliardi di dollari, suddivisi al 50% tra difesa e altri settori, compresi Medicare (l’assistenza sanitaria agli anziani) e Social Security.

Per il raggiungimento dell’accordo mancano, in realtà, ancora alcune importanti votazioni (che non invaliderebbe comunque l’aumento del tetto ma imporrebbe una nuova approvazione da parte del presidente Obama), ma sembra ormai cosa fatta ed oggi potrebbe già essere votato dal Senato.

Insieme con il sollievo però si respira aria di malumore un po’ ovunque, soprattutto dalle due ali più radicali. “Non è il migliore del mondo, ma mostra come i repubblicani siano riusciti a cambiare i termini del dibattito”, ha annunciato il repubblicano e leader della Camera John Borhner. “Esaminerò la proposta legislativa col mio gruppo parlamentare – ha invece commentato Nancy Peolosi, capogruppo dei democratici alla Camera – per vedere quale livello di sostegno possiamo raggiungere”.

Anche Obama si mostra non del tutto soddisfatto: “È questo l’accordo che avrei preferito? No. Ma la cosa più importante è che ci permetterà di evitare il default e porre fine alla crisi che Washington ha imposto al resto dell’America. E ci permetterà di sollevare la nuvola di dubbio e incertezza”. Comunque sia la manovra economica, decisamente restrittiva e non prevede l’introduzione di nuove tasse, porterà la spesa nazionale al minimo storico. Assolutamente necessario per uscire dalla pesantissima crisi e salvare l’economia americana e, con essa, quella del mondo occidentale.

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