Crisi americana, rischi italiani

Di Alessandro Olivieri il 7 febbraio | ore 16 : 42 PM


I mercati finanziari mondiali stanno affrontando da mesi una crisi gravissima. Per rendersi conto delle dimensioni di questa catastrofe finanziaria basta evidenziare che essa supera per effetti quella dell’11 settembre del 2001. Bisogna tornare, infatti, alla Grande Depressione statunitense del 1929 per ritrovare qualcosa di simile. Una catena di eventi ha generato questa tempesta che sta devastando i mercati.

Prima la crisi dei mutui ad alto rischio ha colpito profondamente i bilanci delle banche e delle compagnie di assicurazione americane. Una sequenza d’insolvenze, prodotta dall’irresponsabilità delle Banche americane e da una forma di capitalismo estremo, ha ridotto a carta straccia tutti i prodotti finanziari derivati da questi mutui e venduti in giro per il pianeta. Da prodotti di finanziari complessi costruiti e impacchettati su questi mutui si è così generata una crisi del sistema finanziario globale. Un’ondata di svalutazioni e di perdite ha colpito i bilanci dei più grandi gruppi finanziari del mondo e messo in ginocchio Wall Street. Nel giro di meno di un anno banche d’affari storiche come Bear Stearns e Lehman Brothers sono finite in bancarotta e colossi fino a poco tempo fa indistruttibili come Goldman Sachs, JP Morgan, Merrill Lynch sono stati salvati da interventi del governo.

Ad aggravare la crisi finanziaria il rincaro vertiginoso dei prezzi del petrolio e delle altre materie prime. Ciò impedisce, di fatto, alle banche centrali di abbassare i tassi d’interesse per promuovere il rilancio dell’economia. Tuttavia gli Stati Uniti, hanno deciso di ridurre drasticamente i tassi d’interesse al 2% con una serie di rapidi aggiustamenti al ribasso e di immettere sul mercato una liquidità pari a 850 miliardi di dollari. A detta degli esperti questa crisi dovrebbe solo sfiorare l’Italia, poco esposta con le banche americane e forte di un sistema bancario solido, ma forse non è stato calcolato che oggi non esistono più tanti mercati ma un unico mercato! Per intenderci è come se ad esempio il mondo è un’auto e l’Italia una ruota di quest’auto. Se l’auto è a pezzi e solo la ruota è buona dove andiamo?

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