Cosa si cela realmente dietro la protesta notav?
Di Paolo Gallazzi il 4 luglio | ore 23 : 47 PM
Il bilancio degli scontri avvenuti domenica mattina in Val di Susa tra manifestanti No Tav e forze dell’ordine è pesantissimo: 204 feriti tra gli agenti ed almeno altrettanti sul fronte opposto. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni a Milano, nel corso di una conferenza stampa, ha ribadito con fermezza la propria condanna nei confronti delle frange violente responsabili degli attacchi a polizia e carabinieri. “Sono d’accordo con chi ipotizza il reato di tentato omicidio. L’uso di bottiglie incendiarie con dell’ammoniaca, indica che si è trattato di un gruppo di delinquenti che ha cercato la vittima”, sono state le parole del ministro che poi ha aggiunto di considerare questo tipo di attacchi violenze eversive di stampo terroristico.
Violenze condannate un po’ ovunque nei diversi schieramenti politici. Dal ministro dei Trasporti Altero Matteoli che parla di un tentativo di dimostrazione di forza da parte dei black bloc, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha chiesto alle istituzioni di intervenire con la “massima fermezza” contro “gruppi addestrati a pratiche di violenza eversiva”, fino al leader del Pd Pierluigi Bersani che bolla l’azione dei manifestanti di ieri come un’“inaccettabile aggressione alla polizia”.
Anche Beppe Grillo è costretto a ritrattare, od a seconda di punti di vista chiarire meglio, le affermazioni a caldo di domenica. “State facendo una rivoluzione straordinaria, siete tutti eroi”, aveva detto. Oggi sostiene che l’incitamento fosse rivolto solamente ai manifestanti che protestavano pacificamente ed in maniera conforme alle leggi.
L’attenzione dei media e dei gruppi politici tende ancora una volta a concentrarsi sul problema degli scontri e delle violenze, ma che cosa c’è davvero dietro questa cortina di fumo, reale e metaforica, che obnubila la vera portata dei fatti di Chiomonte?
Innanzitutto partiamo da un dato: agli scontri con le forze dell’ordine non hanno preso parte i cittadini valsusini, che da anni protestano con marce autorizzate e nel rispetto delle leggi, ma gruppi radicali provenienti da centri sociali scollegati con la Val di Susa e, soprattutto, gli ormai celebri black bloc.
Ma chi sono dunque questi ragazzi incappucciati? Si tratta di un gruppo di individui legati da ideologie anticapitalistiche, se non addirittura anarchiche, che hanno lo scopo di portare avanti azioni di protesta violenta. Nato in Germania negli anni ottanta, oggi il movimento si è diffuso in tutta Europa. Questi gruppi non promuovono autonomamente le proprie manifestazioni, ma si infiltrano in cortei autorizzati, allo scopo di portare il confronto ad un livello più “attivo”. Le tattiche tipiche dei black bloc (così chiamati per via dell’uso di vestire di nero e di indossare caschi e maschere per proteggersi dai lacrimogeni e dalle cariche di polizia, oltre che per renderne difficile l’identificazione) sono appunto tese a cercare lo scontro diretto con le forze dell’ordine, perpetrando azioni vandaliche, deviando dai percorsi imposti dalle autorità, costruendo ed incendiando barricate.
E’ opportuno, quindi, non confondere l’azione di questi gruppi sovversivi con le reali motivazioni per le quali gli abitanti della Val di Susa lottano da anni. Risulta facile condannare le violenze di questi giorni, cosa più che doverosa intendiamoci, più difficile invece fare luce su ciò che il fenomeno attuale degli scontri e la disinformazione endemica da anni tendono a nascondere.
Non è possibile imporre attraverso atti di forza scelte differenti da quelle uscite da confronti democratici, che hanno coinvolto tutti gli organismi preposti ed ottenuto un ampio consenso trasversale, tuttavia risulta innegabile che la maggior parte dei cittadini italiani, quelli che non risiedono in Val di Susa, non possiedano gli strumenti necessari per comprendere cosa spinge un’intera vallata ad opporsi così strenuamente al progetto Tav.
Democrazia significa “governo del popolo”, non “governo della maggioranza”. La differenza può apparire sottile, ma tale sottigliezza, a volte, può fare una differenza enorme. Una maggioranza può approvare leggi o provvedimenti impopolari. Per diversi motivi: per ignoranza, per negligenza, perché legata ad ideologie obsolete od a lobby potenti, per interessi personali di uno o più gruppi parlamentari, per imperizia tecnica oppure semplicemente perché si sbaglia. Un esempio su tutti è rappresentato dall’ultima consultazione referendaria, dove quattro norme approvate dalla maggioranza sono state abrogate per volontà popolare. Tutto entro i termini di legge previsti dalla Costituzione, naturalmente.
Ciò significa che anche le decisioni prese da una maggioranza liberamente eletta possono venire democraticamente ribaltate. Il punto focale risiede nella corretta informazione. Ed allora, rivolgendoci ai lettori, chiediamo: quanti tra voi conoscono le motivazioni promosse dal movimento No Tav? Perché gli abitanti della Val di Susa non vogliono una rete ferroviaria ad alta velocità sulla loro terra? Ecco che cosa abbiamo scoperto.
Le ragioni sono molte. Innanzitutto una linea ferroviaria esiste già nella valle ed è sottoutilizzata. Il trasporto annuo di merci è pari alla metà di quanto potenzialmente previsto. Dal progetto non è stata presa in considerazione la possibilità di sfruttare le strutture esistenti. Tale linea potrebbe essere potenziata e migliorata, quindi i valsusini si chiedono quindi a quale scopo costruirne ex novo un’altra. Inoltre pochi sanno che il massiccio dell’Ambin, all’interno del quale verrà scavata una galleria di 53 km, è ricco di uranio (la cui polvere radioattiva, a contatto con pelle e mucose, può portare a degenerazioni neoplastiche), mentre da Mompantero a Caselette vi sono alte concentrazioni di amianto (che come ormai tutti sappiamo produce un effetto devastante a livello polmonare).
Il progetto prevede lo scavo di un tunnel, quello di Chiomonte, di 57 km. La realizzazione di un’opera di questa portata oppone naturalmente tempi di realizzazione estremamente lunghi, si parla di una ventina d’anni, e durante tutto il periodo durante il quale il cantiere rimarrà attivo verranno prodotte polveri sottili (potenzialmente dannose per la salute, è stato calcolato che si avrà un aumento dell’incidenza pari al 10% per malattie dell’apparato respiratorio e cardiovascolare – si parla di 20 decessi in più per anno), inquinamento acustico ed atmosferico e la perdita o la compromissione delle risorse idriche della zona.
I cantieri aperti faranno inoltre crollare il valore abitativo degli edifici presenti su tutto il territorio, con il conseguente danno economico per gli attuali proprietari. Comprereste casa in Val di Susa in questo momento?
Sembrerebbe, a questo punto, che il problema sia circoscritto e che coinvolga solamente gli sfortunati abitanti di un’unica valle piemontese. Pertanto, al fine di garantire l’utilità pubblica, sarebbe lecito il sacrificio di una minoranza perché la maggioranza del Paese possa godere del diritto di possedere un fondamentale infrastruttura. Ma stanno davvero così le cose?
Prima di tutto è bene ricordare che l’onere delle spese di costruzione (circa 22 miliardi di euro) saranno quasi interamente a carico dei cittadini italiani (l’Unione Europea stanzierà solamente 672 milioni). Si tratterà della più costosa opera pubblica mai progettata in Italia che però, secondo le stime, non godrebbe di alcuna razionale motivazione alla sua attuazione. Il progetto si basa infatti su proiezioni di traffico che sono state smentite dai dati reali. Si ipotizzava infatti un incremento del trasporto di passeggeri e merci lungo la direttrice Torino-Lione, ma l’osservazione di tale andamento ha dimostrato un forte crollo dei trasporti ferroviari europei. Il transito di merci attraverso i trafori del Frejus e del Monte Bianco attualmente è di poco inferiore alle 20 milioni di tonnellate, vale a dire lo stesso del 1988 e circa un decimo rispetto alle previsioni. Secondo i promotori del movimento No Tav l’insostenibilità dei costi andrebbe di pari passo con l’inutilità del progetto.
Stando a quanto reso pubblico nel 2003 dal Conseil Général des Ponts et Chaussées, sui progetti di
grandi infrastrutture ferroviarie, “la capacità di trasporto dei nuovi itinerari svizzeri si collocherà tra 40 e 65 MT (milioni di tonnellate, ndr) all’anno, e che saranno in netta concorrenza con gli itinerari francesi” e di conseguenza una stima ventennale dimostra che “al Frejus passerà un traffico nettamente inferiore a quello del recente passato e che la Lione-Torino sarà ininfluente nel rapporto gomma/rotaia ma, al massimo, si limiterà a catturare un traffico che sarebbe transitato non per i tunnel autostradali del Frejus e del Monte Bianco, ma per le ferrovie svizzere”.
Infine, secondo il rapporto al termine di una ricerca portata avanti dall’Università di Siena, “il trasporto ferroviario è peggiore del trasporto stradale per le emissioni di CO2, particolato ed SOx, mentre sono confrontabili i valori di altre specie gassose. Il TAV mostra valori sistematicamente peggiori del trasporto ferroviario classico e la causa è da ricercarsi nell’eccessiva infrastrutturazione del TAV e nella eccessiva potenza dei treni: un TAV emette il 26% di CO2 in più rispetto ad un treno classico ed il 270% in più rispetto ad un camion. Quindi da un punto di vista energetico ambientale il trasferimento delle merci dalla gomma il TAV non trova nessuna giustificazione. Questi risultati, relativi al tratto Bologna-Firenze, sono assolutamente applicabili anche al progetto della Val di Susa, in entrambi i casi si tratta di opere assolutamente sproporzionate ed ingiustificate rispetto al carico di trasporto che possono avere.”
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giuseppe, 10 meses fa
forza che ce la fate a bloccare la dittatura di questa ” finta democrazia”.
W i NOTAV
Mike, 10 meses fa
Ma veramante costa tanto informarsi, ivece di fare solo Ideologia?
Dei 22 Millirdi di costo per il Tav sono solo la meta, cioé 11 Milliardi li deve pagare l’Italia il resto la Francia.
L’Unione europea dare in una solo in una prima trance 672 Millioni a l’Italia, in tutto sara previsto che l’Italia ricevera un aiuto di 3 Milliardi
I costi per l’Italia cosi veranno diminuita a solo (11-3=) 8 Milliardi.
Vedi lo stesso discorso di Marco Travaglio su youtube
http://www.youtube.com/watch?v=UxlgvG141ZA
Se invece l’Italia si oppora a la costruzione del Tav, verra multata dall’ Unione europea con 3 Milliardi.
Per l’Italia il discorso cosi si fa, spender 8 Milliardi per costruire il Tav o 3 Milliardi per pagare la multa?
Johnny, 2 meses fa
A volte ho l’impressione che si dica no a prescindere..
Perchè non tornare allora al tempo delle caverne?
Niente inquinamento, niente tav, niente camion..
Che adesso il treno inquini di più dell’auto.. Allora corro a comprarmi un suv e dico a tutti i pendolari che conosco di piantarla di prendere il treno. Che un suv a testa inquina meno.
Quando si è già deciso che tesi sostenere: la ricerca dimostrerà sempre ciò che vogliamo dimostri.,
Mi chiedo solo: a chi porta vantaggio la protesta?
In ogni fenomeno sociale c’è da chiedersi: chi ne guadagna?