“Connected”, il film che è già realtà

Di Gabriele Cazzulini il 16 settembre | ore 22 : 31 PM


Un film fa riflettere, quando riflette la realtà. Meglio ancora quando è già realtà. Domanda: siamo troppo connessi alla rete? Suggerimenti: se Facebook diventa un’impellente esigenza fisiologica, se l’email diventa il miglior amico dell’uomo, se per fare sesso bisogna accendere la webcam, allora sì, l’unica, logica, certa risposta è “forse” (in fondo il dubbio è l’inizio di ogni certezza) siamo troppo connessi.

Però, ragazzi, una supplica dal cuore: tirate il freno sui finti pianti da talk-show del pomeriggio, stop con le pecorella travestita da lupo che grida al lupo, basta coi rischi della “dipendenza” da internet e medici senza scrupoli pronti a prescrivere presunte terapie in costose cliniche private. Come dimostra l’ottima infografica di Online Nursing Programs, la cosiddetta dipendenza da internet non è in realtà una dipendenza patologica.

Il miglior antidoto contro lo scambismo tra verità e autoinganno è guardare la realtà, tutta insieme, ironicamente, con sorriso spietato e lacrime dolciastre. Non c’è niente di meglio contro le seghe mentali che mettersi allo specchio e restare in silenzio.

Lo fa un film, “Connected” e Visualista c’ha messo gli occhi sopra non perchè questa sia una rubrica di critica cinematografica, ma perchè questa volta “Connected” è un ottimo esempio di come le immagini rappresentino una realtà comune all’intero pianeta.

“Connected” è una pellicola in uscita al cinema quest’autunno. Negli Usa è già pronta a debuttare questo week-end. Il suo sottotitolo parla da solo: “an autoblogography about love, death and technology”. Auto”blogo”grafia è già il brand linguistico che marchia a sangue un’opera audiovisiva connotandolo in senso socio-tecnologico. Ecco perchè merita di essere vista. Basta anche il suo trailer ufficiale.

Connected parla di noi, di voi, di tutti i miliardi di persone che nel 2011 scoprono il valore della “connessione”. Il bello è che la narrazione del film è un insieme allegramente incasinato di spezzoni, spizzichi, tranci e bocconi di video tagliati e cuciti da altri video, presi a loro volta da altri video. E’ un blob a ritmo accelerato. E’ una mitragliata benefica di idee sottoforma di proiettili visivi. Fa bene, guardarlo. Non è affatto buonista, perchè la sua regista-ideatrice-autrice, Tiffany Shlain lotta per una gravidanza molto difficile mentre assiste il padre col suo tumore al cervello.

La frizzante parodia della vita digitale fa largo alla ricerca di un fondo d’umanità tra i gangli delle nostre connessioni. Siamo già allo specchio, dove si intra”vede” la verità.

Buona visione e buona connessione.

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