Come e dove gli italiani cercano il lavoro

Eurostat comunica le abitudini italiane nella ricerca di un impiego: grande importanza alle conoscenze, poco uso di internet e dell'invio dei curriculum.

Di Andrea Bosio il 9 gennaio | ore 13 : 31 PM


Due italiani su tre ricorrono ad amici o parenti per procurarsi un impiego; questa l’immagine che Eurostat (l’ente della Commissione che raccoglie ed elabora dati dagli stati membri dell’Unione) rende del nostro mercato del lavoro, datata al secondo trimestre dell’anno appena passato. In Italia la percentuale di chi bussa alle porte di amici, parenti o anche sindacati è del 76,9%, un valore decisamente superiore alla media dell’area euro (68,9%) e a quella dell’Unione europea nel complesso (69,1%); soprattutto si tratta di una cifra quasi doppia se confrontata a paesi come Germania (40,2%), Belgio (36,8%), Finlandia (34,8%). Tuttavia, alcuni paesi hanno percentuali ancora più alte: si tratta essenzialmente della Grecia, che ha una percentuale del 92,2%, ma anche di Spagna e Irlanda. Purtroppo nessuna di queste economie gode di buona salute in questa congiuntura e l’aggregarsi dell’Italia a questa pratica ha fatto suonare alcuni allarmi anche tra gli esperti.

Pratica comune nell’Unione (68,8% Ue 17 e 71,5% Ue 27) è pubblicizzare le proprie competenze e studi con l’invio del curriculum, approccio abbastanza diffuso anche in Italia ma al di sotto delle, per non parlare del confronto con paesi come Irlanda e Slovenia, dove coinvolge nove lavoratori su dieci.
Peraltro, meno di un terzo degli italiani in cerca di lavoro risponde ad annunci sul web o sulla carta stampata: la percentuale del 31,4% dimostra una netta preferenza per il contatto diretto con il datore di lavoro, tecnica pratica da oltre il 60% delle persone.
La preferenza per un approccio diretto ma anche informale coinvolge l’utilizzo di centri per l’impiego e agenzie private: l’Italia ha valori al di sotto della media europea anche per quanto riguarda la quota di disoccupati che si rivolgono a operatori specializzati (31,9%) ed è penultima nell’Unione, fortemente distanziata dalla Germania Germania (82,8%).

Una delle cause addotte sarebbero le dimensioni medio-piccole delle aziende italiane, dimensioni che faciliterebbero un contatto più diretto e immediato con il datore di lavoro; a confermarlo sarebbe anche una ricerca effettuata sulle aziende, che preferirebbero proprio la via diretta per ricercare nuovi assunti.

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